Venezuela, Machado propone il Nobel per la Pace a Trump: “Un grande passo per l’umanità”

Franco Fogli

Gennaio 6, 2026

La leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha recentemente dichiarato la sua intenzione di tornare in Venezuela “il prima possibile”. Durante un’intervista rilasciata a Fox News, ha espresso riconoscenza nei confronti del presidente statunitense Donald Trump per la cattura di Nicolás Maduro, descrivendo l’operazione come un momento di giustizia e un passo significativo per l’umanità. Machado ha anche manifestato il desiderio di conferire personalmente un premio Nobel al presidente americano. Sebbene abbia evitato di commentare la ‘roadmap’ proposta dagli Stati Uniti per il futuro del Venezuela, ha sottolineato l’importanza di proseguire con la transizione politica.

Critiche a Delcy Rodríguez

María Corina Machado ha lanciato una dura critica contro Delcy Rodríguez, la neo-presidente ad interim, definendola responsabile di torture, persecuzioni, corruzione e narcotraffico. Ha descritto Rodríguez come un’alleata di Russia, Cina e Iran, affermando che non gode della fiducia del popolo venezuelano. Machado ha dichiarato che, in caso di elezioni “libere e giuste”, l’opposizione potrebbe ottenere oltre il 90% dei voti. Rivolgendosi agli Stati Uniti, ha affermato che un Venezuela libero rappresenterebbe un importante alleato in materia di sicurezza e ha promesso di trasformare il Paese in una potenza energetica, con lo Stato di diritto e mercati aperti. Inoltre, ha espresso l’intenzione di riportare a casa milioni di venezuelani costretti all’emigrazione.

Machado ha rivelato di non aver avuto contatti diretti con Trump dal mese di ottobre, specificando di aver parlato con lui il 10 ottobre, giorno in cui è stato annunciato il Premio Nobel. Secondo il Washington Post, la riluttanza di Trump a sostenerla potrebbe derivare dal suo disappunto per l’assegnazione del premio, che il presidente americano avrebbe ambito a ricevere.

Trump: “Non ci saranno elezioni in 30 giorni”

In un’intervista a NBC News, Donald Trump ha dichiarato di non aspettarsi nuove elezioni in Venezuela nei prossimi 30 giorni, sostenendo che il Paese deve prima essere “rimesso in piedi”. Ha affermato che non è possibile procedere con le elezioni senza prima sistemare le questioni interne. Questa posizione si discosta da quanto stabilito dalla Costituzione venezuelana, che prevede la convocazione di nuove elezioni entro 30 giorni in caso di assenza permanente del presidente. Nonostante ciò, il governo di Caracas continua a considerare Nicolás Maduro, arrestato sabato dalle forze statunitensi, come legittimo presidente. Delcy Rodríguez ha prestato giuramento come presidente ad interim su mandato della Corte Suprema.

Trump ha anche accennato alla possibilità che l’industria petrolifera americana avvii operazioni significative in Venezuela entro 18 mesi, a fronte di ingenti investimenti da parte delle compagnie statunitensi. Ha evidenziato che un Venezuela nuovamente produttore di petrolio sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti, contribuendo a mantenere bassi i prezzi dell’energia. Il presidente ha sottolineato che, sebbene le compagnie petrolifere non fossero state avvisate in anticipo dell’operazione che ha portato alla cattura di Maduro, erano a conoscenza che qualcosa di importante si stava preparando.

Caccia ai presunti collaboratori dell’operazione statunitense

Le autorità venezuelane hanno avviato una caccia ai presunti collaboratori dell’operazione statunitense che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro, in seguito a un decreto che ha dichiarato lo stato di emergenza nel Paese. Il provvedimento, entrato in vigore sabato e pubblicato integralmente solo il giorno successivo, ordina a tutte le forze di polizia di identificare le persone che avrebbero sostenuto l’azione delle forze speciali americane.

Secondo alcune fonti, l’esercito americano avrebbe ricevuto supporto sul campo da elementi all’interno della cerchia ristretta di Maduro, che avrebbero fornito informazioni sui suoi spostamenti. Nel frattempo, il Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Stampa ha denunciato il fermo di 14 giornalisti nelle ore successive all’operazione, precisando che tutti sono stati successivamente rilasciati.

Spari a Caracas dopo avvistamento di droni

Caracas ha vissuto una notte di tensione a causa di intense raffiche di fuoco nei pressi del Palazzo Presidenziale di Miraflores, in seguito all’avvistamento di droni nello spazio aereo governativo. Le autorità hanno chiarito che i colpi, sparati dalle forze di sicurezza, erano di avvertimento e che la situazione è stata rapidamente riportata sotto controllo senza segnalazioni di vittime. L’episodio, iniziato intorno alle 20 locali e durato meno di un’ora, è stato descritto dai media venezuelani come un “fuoco amico”, frutto di confusione interna tra le diverse unità di sicurezza.

L’allerta ha portato all’evacuazione precauzionale di edifici governativi e ministeri, con la chiusura temporanea di alcune attività commerciali e strade nei quartieri limitrofi. Residenti e testimoni hanno riportato scene di panico, ma la situazione è tornata alla normalità nel giro di poche ore. La Casa Bianca ha confermato di monitorare la situazione senza alcun coinvolgimento diretto degli Stati Uniti.

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