Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha recentemente ribadito la sua posizione riguardo alla **sicurezza** nell’emisfero occidentale, affermando che il presidente **Donald Trump** non permetterà che venga compromessa. In seguito all’operazione del 3 gennaio 2025 a **Caracas**, che ha portato alla cattura di **Nicolás Maduro**, Trump ha intensificato l’attenzione sul **Venezuela**, delineando le sue priorità per la **ricostruzione** del paese. Il messaggio chiave, comunicato attraverso un post ufficiale del Dipartimento di Stato, è chiaro: “Questo è il nostro emisfero”. La **Dottrina Monroe**, che storicamente ha definito l’**America Latina** come un’area di influenza statunitense, continua a essere una guida per la **politica estera** americana, con potenziali espansioni verso altre regioni come la **Groenlandia**.
Le aspirazioni di Trump per il Venezuela
Il blitz in **Venezuela** ha rappresentato, secondo Trump, un passo decisivo contro la rete di **narcotraffico** associata a Maduro. Durante un recente intervento, il presidente ha dichiarato: “Voglio portare la **pace**”, sintetizzando così la sua strategia per un futuro rinnovato del **Venezuela**, definito “Venezuela 2.0”. Trump ha affermato che gli **Stati Uniti** intendono “gestire tutto”, sottolineando l’importanza di una **transizione** ordinata. La presidente ad interim **Delcy Rodriguez**, sostenuta da **Washington**, dovrà operare all’interno di confini ben definiti. Per gli Stati Uniti, l’attenzione è rivolta principalmente all’**economia** e, in particolare, al settore **petrolifero**. Trump ha affermato che il Venezuela ha bisogno di ingenti **investimenti** per ripristinare le sue **infrastrutture**, definendo il paese “morto” in questo momento.
Rodriguez, secondo le indicazioni di Trump, deve ottenere “accesso totale al **petrolio** e ad altre **risorse**”. Il presidente ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire nuovamente se la situazione non migliora, suggerendo che la nuova leader dovrà affrontare sfide ancor più gravi rispetto a quelle di Maduro, il quale ha già capitolato.
La posizione dell’Onu e la reazione degli Stati Uniti
Il blitz a **Caracas** ha suscitato forti critiche da parte dell’**Onu**. Il segretario generale **Antonio Guterres** ha espresso preoccupazione per il rispetto delle **norme internazionali**, evidenziando il rischio di un’ulteriore **destabilizzazione** del Venezuela e le possibili conseguenze per la regione. Durante una riunione d’emergenza del **Consiglio di Sicurezza**, Guterres ha avvertito del potenziale impatto negativo sulle relazioni tra gli Stati, ma gli Stati Uniti hanno minimizzato tali preoccupazioni. L’ambasciatore americano all’Onu, **Mike Waltz**, ha affermato che non consentiranno che l’emisfero occidentale diventi una base operativa per avversari della nazione.
Messaggi diretti a Colombia, Cuba e Messico
Trump ha inviato segnali chiari ai leader di altri paesi dell’emisfero. Riguardo alla **Colombia**, ha descritto il presidente **Gustavo Petro** come un “uomo malato” e ha accennato a possibili operazioni **militari** nel paese, mentre Petro ha risposto con fermezza, richiamando la sua esperienza di **guerrigliero** e promettendo di difendere il suo governo. Ha sottolineato la sua legittimità e la volontà di proteggere il popolo colombiano da atti violenti.
In merito a **Cuba**, Trump ha affermato che l’isola è pronta a cadere, collegando la situazione all’accesso al petrolio venezuelano. Infine, il presidente ha puntato il dito contro il **Messico**, descrivendo i **cartelli** della droga come una minaccia e affermando che è necessario un **intervento**. La presidente messicana **Claudia Sheinbaum** ha risposto sostenendo che le **Americhe** appartengono ai popoli e non a potenze esterne, una dichiarazione che potrebbe non essere sufficiente a dissuadere Trump dalle sue intenzioni.
