Il 5 gennaio 2026, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, si prepara a comparire in aula per il suo processo negli Stati Uniti, dove è accusato di essere a capo di un’organizzazione di narcotrafficanti. Questo evento segna un punto cruciale nella storia recente del Venezuela e del traffico di droga internazionale. La situazione si complica ulteriormente con l’emergere di un supertestimone che potrebbe influenzare l’esito del procedimento legale.
Maduro è stato arrestato a Caracas il 3 gennaio e trasferito nel Metropolitan Detention Center (MDC) di Brooklyn, New York. L’incriminazione contro di lui è contenuta in un documento di 25 pagine e il processo si svolgerà sotto la supervisione del giudice Alvin Hellerstein, un veterano della giustizia statunitense di 92 anni. La corte federale di Manhattan diventa così il palcoscenico di un caso che coinvolge non solo l’ex presidente, ma anche membri della sua famiglia e del suo entourage, accusati di gestire il Venezuela come un’impresa criminale dedita al narcotraffico.
Gli imputati
Le accuse formalizzate nel Distretto Meridionale di New York delineano un quadro allarmante in cui Maduro, a capo del Cartello dei Soli, avrebbe utilizzato risorse statali e forze militari per introdurre enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti. Insieme a Maduro, vengono accusati anche figure di spicco del governo venezuelano, tra cui Diosdado Cabello Rondon, ministro dell’Interno e della Giustizia, e Cilia Adela Flores, moglie di Maduro e ex presidente dell’Assemblea Nazionale. Il loro coinvolgimento sottolinea la gravità delle accuse e la portata dell’organizzazione criminale.
Il figlio di Maduro, Nicolas Ernesto Maduro Guerra, è anch’egli tra gli imputati, insieme a Hector Rusthenford Guerrero Flores, noto come Nino Guerrero, che guida una gang transnazionale considerata dagli Stati Uniti un’organizzazione terroristica. Le accuse si estendono a un cerchio sempre più ampio di collaboratori, evidenziando come il narcotraffico sia diventato un affare di stato in Venezuela.
Le accuse
L’incriminazione di Maduro include quattro capi d’accusa principali. Il primo riguarda una cospirazione di natura narco-terroristica, in cui i proventi del traffico di cocaina avrebbero dovuto sostenere organizzazioni terroristiche designate. Il secondo capo d’accusa si riferisce ai tentativi di importare ingenti quantità di cocaina negli Stati Uniti. Gli altri due capi riguardano il possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi in relazione al traffico di droga.
Le accuse si basano su attività illecite di Maduro risalenti a prima della sua elezione nel 2013. Durante il suo mandato come ministro degli Esteri, è accusato di aver venduto passaporti diplomatici a trafficanti e di aver utilizzato voli ufficiali per trasportare denaro derivante dal narcotraffico. Le indagini hanno rivelato che Maduro e i suoi collaboratori avrebbero finanziato diverse organizzazioni terroristiche, tra cui le FARC e il Cartello di Sinaloa, facilitando così la produzione e il trasporto di cocaina verso il mercato statunitense.
Il jolly per l’accusa
Un elemento chiave nel processo potrebbe essere il testimone Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana e figura di spicco durante la presidenza di Hugo Chavez. Carvajal, che ha una lunga storia di legami con il governo venezuelano, potrebbe fornire informazioni cruciali riguardo le operazioni illecite di Maduro e del suo entourage. Attualmente in attesa di una sentenza, Carvajal ha il potere di influenzare il corso del processo, rendendolo un jolly per l’accusa.
Le sue dichiarazioni potrebbero contribuire a rafforzare le accuse contro Maduro, evidenziando la corruzione e l’abuso di potere all’interno del governo venezuelano. La sua testimonianza potrebbe rivelarsi determinante nel dimostrare l’esistenza di un’organizzazione criminale ben strutturata, che ha operato con impunità per anni.
