Iran, Keshavarzian: “Il sistema è in crisi, ma l’opposizione è frammentata”

Marianna Ritini

Gennaio 5, 2026

Il professore Arang Keshavarzian, docente di Middle Eastern & Islamic Studies alla New York University, ha recentemente analizzato la situazione in Iran, evidenziando le sfide che il Paese deve affrontare. In un’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos, Keshavarzian ha messo in luce come la Repubblica islamica, pur attraversando una crisi economica e politica profonda, non sia vicina a un cambiamento di regime. La sua analisi si basa sulle recenti proteste antigovernative che hanno colpito l’Iran nel 2025.

La crisi economica e politica in iran

La crisi iraniana è caratterizzata da una serie di problemi interconnessi. Keshavarzian ha sottolineato che l’economia del Paese sta subendo un forte colpo a causa di fattori come il crollo del valore della valuta locale, alti tassi di inflazione e disoccupazione, nonché una gestione politica inefficace. Questi elementi, uniti a una corruzione pervasiva e a disuguaglianze crescenti, hanno portato a un malcontento diffuso tra la popolazione. Secondo il professore, questa situazione è il risultato di decenni di cattiva amministrazione e di sanzioni internazionali che hanno aggravato ulteriormente la crisi.

Le recenti manifestazioni e le loro cause

Le manifestazioni che hanno avuto luogo in Iran negli ultimi mesi sono state innescate dall’improvviso deprezzamento del rial, che ha colpito duramente i settori commerciali. I negozianti e i commercianti sono stati tra i primi a scendere in piazza, esprimendo il loro malcontento attraverso proteste e chiusure. Le manifestazioni, inizialmente focalizzate sulle problematiche economiche, si sono rapidamente ampliate, includendo slogan di protesta contro il regime. Keshavarzian ha notato che queste ondate di proteste non sono una novità, essendo già avvenute in passato, ma la mancanza di una direzione chiara da parte dei manifestanti rende difficile la formazione di un movimento sostenibile.

Nonostante il crescente malcontento, il professore ha affermato che il sistema politico di Teheran non è vicino al collasso. I manifestanti, pur avendo ragioni valide per opporsi all’attuale leadership, sono divisi e disorganizzati, il che limita la loro capacità di influenzare il cambiamento. Inoltre, le minacce di azione militare da parte dell’Amministrazione Trump aggiungono un ulteriore livello di complessità alla situazione.

Le implicazioni geopolitiche e il ruolo degli Stati Uniti

Keshavarzian ha anche discusso le relazioni tra Iran e Stati Uniti, evidenziando come questa dinamica sia stata problematica sin dal colpo di Stato del 1953. Oggi, gli Stati Uniti e Israele considerano l’Iran vulnerabile e cercano di sfruttare la situazione a loro favore. Secondo il professore, Israele desidera un cambiamento nella regione e vede nell’Amministrazione Trump un’opportunità per indebolire l’Iran, il suo principale avversario.

Tuttavia, Keshavarzian ha espresso scetticismo riguardo a un possibile intervento militare statunitense a sostegno dei manifestanti. Egli ha osservato che, sebbene Trump possa fare dichiarazioni forti, non esiste una strategia coerente per il Medio Oriente. Inoltre, un intervento militare potrebbe avere effetti controproducenti, rafforzando il nazionalismo iraniano contro le ingerenze straniere.

Le prospettive future per l’Iran

Riguardo a eventuali piani di fuga della Guida Suprema in Russia, Keshavarzian ha invitato alla cautela, affermando che tali notizie circolano frequentemente e non sempre sono rilevanti. Sebbene esistano piani di emergenza per i leader del regime, l’idea che questi possano risolvere le sfide attuali dell’Iran appare poco realistica.

Infine, il professore ha evidenziato che la rimozione della Guida Suprema, Ali Khamenei, non garantirebbe necessariamente un cambiamento di regime. Potrebbe, al contrario, aprire la strada a nuove forze autoritarie all’interno dell’apparato di sicurezza. In questo contesto, l’Iran continua a navigare in acque tempestose, con un futuro incerto e sfide che richiedono un’attenzione costante da parte della comunità internazionale.

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