Iran, il pianista Bahrami accusa Trump: “Obiettivo sono i nostri soldi, non i diritti umani”

Marianna Ritini

Gennaio 5, 2026

Il pianista iraniano Ramin Bahrami, rifugiato in Italia, ha espresso la sua profonda preoccupazione riguardo alla situazione attuale nel suo paese d’origine, l’Iran. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Adnkronos, Bahrami ha denunciato le gravi tensioni e le violenze che stanno caratterizzando le recenti proteste contro il carovita, evidenziando come, secondo lui, queste crisi siano alimentate da interessi economici piuttosto che da motivazioni umanitarie.

La situazione in iran e le sue implicazioni

Il 5 gennaio 2026, Ramin Bahrami ha commentato le notizie relative all’Iran, sottolineando che le attuali manifestazioni di protesta non sono semplicemente una questione di diritti umani, ma riflettono una guerra di conquista economica. Il pianista ha affermato: “È una situazione inquietante e drammatica. Qui non si tratta di interesse umanitario da parte degli Stati Uniti, siamo di fronte ad atti che vanno al di là di ogni legge internazionale”. Bahrami ha messo in evidenza come la situazione irachena possa essere paragonata a quella del Venezuela e di Cuba, indicando che gli attori internazionali sono più interessati a sfruttare le risorse economiche piuttosto che a promuovere la pace e la stabilità.

Il musicista ha anche fatto riferimento alle minacce del presidente statunitense Donald Trump, il quale ha avvertito che l’Iran potrebbe subire gravi conseguenze se non si fermassero le violenze contro i manifestanti. Secondo Bahrami, queste azioni non sono altro che un modo per perseguire interessi economici, con l’attenzione rivolta principalmente al petrolio e alle risorse energetiche del paese.

Il ruolo della cultura e l’appello agli intellettuali

Ramin Bahrami ha lanciato un appello accorato alla comunità culturale internazionale, chiedendo che tutti gli intellettuali si uniscano per promuovere un messaggio di pace e buon senso. “Abbiamo bisogno della cultura con la C maiuscola“, ha dichiarato, esprimendo la sua frustrazione per il silenzio di molte personalità nel mondo della musica. Secondo lui, è fondamentale che ci sia una condanna unanime contro la violenza e le ingiustizie che stanno avvenendo.

Bahrami ha sottolineato l’urgenza di agire, affermando che non è più il momento di attendere. La sua posizione è chiara: “Bisogna condannare all’unanimità questi atti violenti e barbari, perché stiamo tornando alla legge del più forte”. Questo richiamo alla responsabilità collettiva si inserisce in un contesto in cui la cultura e l’arte possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la pace e la comprensione reciproca tra i popoli.

Le reazioni internazionali e il futuro dell’iran

La situazione in Iran continua a suscitare preoccupazioni a livello globale, con molti osservatori che monitorano da vicino gli sviluppi. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, amplificate dalle dichiarazioni di Trump e dalle azioni militari, potrebbero avere ripercussioni non solo per il paese persiano ma anche per la stabilità dell’intera regione mediorientale. Bahrami ha messo in luce come il petrolio rappresenti un elemento centrale nelle dinamiche geopolitiche attuali, affermando che “il presidente americano ha detto chiaro e tondo che a lui interessano solo i soldi e il petrolio del Venezuela” e che la stessa logica si applica all’Iran.

Le parole di Bahrami risuonano come un forte monito: la comunità internazionale deve prestare attenzione a questi eventi e agire con responsabilità. La speranza è che, attraverso il dialogo e la cooperazione, si possa trovare una soluzione pacifica che rispetti i diritti umani e promuova il benessere di tutti i popoli coinvolti.

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