Quarantasei anni di interrogativi irrisolti circondano l’omicidio di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, avvenuto il 6 gennaio 1980. L’attentato, che si è consumato a Palermo, ha lasciato un vuoto profondo e un mistero persistente sul nome dell’assassino che, a distanza ravvicinata, ha sparato a Mattarella, uccidendolo all’istante e ferendo la moglie, Irma Chiazzese, che tentò di salvarlo. Mattarella era un politico visionario, il cui operato aveva avviato un rinnovamento significativo in Sicilia, promuovendo uno sviluppo economico e sociale basato su riforme e trasparenza. Tuttavia, la sua vita e la sua carriera furono interrotte bruscamente mentre tornava a casa dalla messa dell’Epifania, un evento che ha segnato la storia della Sicilia e dell’Italia.
Le indagini e i nuovi sviluppi
Negli ultimi tempi, le indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella hanno subito una svolta. Attualmente, sono indagati due mafiosi, Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, entrambi già condannati all’ergastolo. Secondo le informazioni fornite dalla Procura di Palermo, il colpo letale sarebbe stato sparato da Nino Madonia, figlio di un potente boss mafioso, mentre Lucchese avrebbe guidato il veicolo utilizzato per la fuga. La famiglia Madonia è storicamente legata alla mafia palermitana e il patriarca Ciccio Madonia era già stato condannato come mandante dell’omicidio di Mattarella. Giuseppe Lucchese, noto per il suo passato criminale, è stato catturato dopo anni di latitanza e accusato di numerosi omicidi durante la seconda guerra di mafia.
L’importanza della prova scientifica
Le autorità stanno attualmente esaminando una piccola impronta digitale, rinvenuta nel corso delle indagini. Le analisi sono condotte presso i laboratori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo. Gli esperti stanno trattando il reperto con la massima cautela, poiché la sua fragilità richiede un approccio metodologico molto preciso. Si tratta di una strisciata di circa tre centimetri, un residuo difficile da interpretare dopo oltre quarant’anni. Prima di procedere con il campionamento, gli specialisti devono identificare la tecnica più idonea per evitare di compromettere qualsiasi traccia di DNA. I risultati delle analisi sono attesi nei prossimi giorni.
L’arresto del prefetto in pensione
Un altro importante sviluppo è avvenuto il 24 ottobre 2024, quando è stato arrestato Filippo Piritore, un prefetto in pensione, accusato di aver depistato le indagini sull’omicidio di Mattarella. Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo, è stato interrogato dai pubblici ministeri riguardo a un guanto trovato il giorno del delitto all’interno della Fiat 127 utilizzata dai killer. Le sue dichiarazioni, ritenute prive di riscontro, avrebbero contribuito a deviare le indagini. Secondo la Procura, il guanto, un reperto fondamentale, non è mai stato repertato. Piritore ha sostenuto di aver affidato il guanto a un agente della Polizia scientifica, ma la sua testimonianza è stata contestata.
Le implicazioni legali e le reazioni
La Procura ha evidenziato che il comportamento di Piritore ha ostacolato le indagini, manifestando una volontà delittuosa che si protrae dal 1980 fino a oggi. Questo ha sollevato preoccupazioni tra le autorità , con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha espresso il suo disappunto per la condotta di un funzionario dello Stato. Recentemente, il tribunale del riesame ha respinto la richiesta di liberazione di Piritore, evidenziando gravi indizi di colpevolezza, supportati da intercettazioni condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia. Il collegio del riesame ha sottolineato la disinvoltura con cui l’indagato ha gestito la situazione, indicando una falsa pista nelle indagini. La ricerca della verità sull’omicidio di Piersanti Mattarella continua, mantenendo viva l’attenzione su uno dei casi più inquietanti della storia italiana.
