Venezuela, il ‘tesoro nero’ di Caracas: 300 miliardi di barili di petrolio attirano l’attenzione di Trump

Franco Fogli

Gennaio 4, 2026

Il Venezuela, con le sue riserve di petrolio che superano i 300 miliardi di barili, si conferma come uno dei principali attori nel panorama energetico mondiale. Nel 2025, il Paese sudamericano, sotto la guida del deposto Nicolas Maduro, detiene circa il 18% delle riserve globali di oro nero. Questo fatto ha attirato l’attenzione degli Stati Uniti, che, secondo Maduro, avrebbero manifestato l’intenzione di intervenire militarmente per assicurarsi il controllo su queste risorse. Durante uno degli ultimi comunicati prima della sua cattura, Maduro ha affermato: “Donald Trump vuole invadere il Venezuela per prendersi il nostro petrolio”.

L’amministrazione statunitense non ha mai nascosto il suo interesse per il settore petrolifero venezuelano. Trump ha dichiarato: “Saremo fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela”. Anche Jd Vance, vice presidente degli Stati Uniti, ha parlato di “petrolio rubato” che deve tornare negli Usa. Il 16 dicembre 2024, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale delle petroliere venezuelane, sequestrando due navi. Maduro ha cercato di utilizzare il petrolio come leva negoziale, proponendo di discutere vari temi, dalla lotta contro i cartelli della droga alla gestione delle risorse petrolifere.

Durante una conferenza tenutasi di recente, Trump ha delineato i suoi piani per il Venezuela: “Porteremo le nostre grandi compagnie petrolifere, che investiranno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture danneggiate e genereranno ricchezze per il Paese”. Ha promesso che le risorse estratte avrebbero beneficiato sia la popolazione venezuelana sia gli Stati Uniti come risarcimento per i danni subiti.

Le riserve di petrolio e il ruolo della Cina

Nel 2024, il rapporto di Avenergy Suisse ha confermato che il Venezuela è il Paese con le maggiori riserve accertate di petrolio, con 303 miliardi di barili, seguito da Arabia Saudita e Iran. Queste riserve rappresentano circa il 18% del totale mondiale e si trovano principalmente nella Cintura dell’Orinoco, un’area di 55.000 km quadrati. Qui si estrae prevalentemente greggio extra-pesante, il quale richiede processi di raffinazione più complessi e costosi.

Fino al 2019, gli Stati Uniti erano il principale acquirente del petrolio venezuelano, ma le sanzioni imposte durante la presidenza Trump hanno drasticamente ridotto gli scambi. Attualmente, la maggior parte del petrolio venezuelano viene esportata in Cina, spesso attraverso metodi poco trasparenti per eludere le restrizioni commerciali. Questo cambio di rotta ha avuto un impatto significativo sull’industria petrolifera del Venezuela, che ha visto un drastico calo delle esportazioni.

Nel frattempo, l’Agenzia internazionale per l’energia ha riportato che la produzione mondiale di petrolio è aumentata dell’1,6% nel 2023, raggiungendo una media di 95,2 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti, insieme a Brasile, Guyana e Canada, sono stati i principali responsabili di questo incremento. In particolare, Stati Uniti e Canada hanno aumentato la loro produzione del 4% tra il 2023 e il 2024, arrivando a produrre 26 milioni di barili al giorno, oltre un quarto della produzione globale.

La geopolitica del petrolio

Le previsioni dell’Agenzia internazionale per l’energia indicano che la produzione dei Paesi non OPEC+ crescerà di 1,5 milioni di barili al giorno nel 2024 e nel 2025, raggiungendo 53,1 milioni di barili al giorno. La produzione totale dell’OPEC è stimata in media a 32,07 milioni di barili al giorno nel 2024, con una leggera crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la produzione dell’Arabia Saudita è diminuita, scendendo da 11 a 10,6 milioni di barili al giorno.

In questo contesto, il Venezuela riveste un ruolo cruciale nella geopolitica economica del petrolio. Nel 2007, l’ex presidente Chávez ha completato la nazionalizzazione del settore petrolifero, imponendo che la compagnia statale Pdvsa detenesse una quota di maggioranza nelle joint venture. Questa mossa ha portato molte compagnie statunitensi, come ExxonMobil e ConocoPhillips, a ritirare i propri investimenti e avviare contenziosi legali internazionali.

Con l’eventuale uscita di Maduro e l’eventuale ascesa di un nuovo leader più vicino agli Stati Uniti, come la leader dell’opposizione Marina Machado, si potrebbe aprire un nuovo capitolo nel mercato petrolifero venezuelano. Ciò potrebbe consentire a Exxon e Conoco di tornare nel Paese e permettere a Chemron di espandere le proprie operazioni.

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