La recente decisione di Donald Trump di avviare un’azione militare contro il Venezuela, culminata con l’incarcerazione di Nicolas Maduro e della moglie, ha suscitato un acceso dibattito tra esperti e analisti. Secondo Gregory Alegi, docente di Storia e Politica degli Stati Uniti presso la LUISS, l’operazione di ieri mattina rappresenta un complesso intreccio tra giustizia penale e azione militare. Alegi sottolinea che mobilitare flotte militari per arrestare un presunto narcotrafficante solleva interrogativi sul rispetto del diritto internazionale.
La posizione di alegi
La posizione di Alegi è chiara: un’azione unilaterale, priva di un consenso internazionale, contro un leader di Stato, anche se considerato illegittimo, è probabilmente in violazione delle norme internazionali. Questo scenario, secondo il docente, rappresenta un “brutto segnale” che potrebbe complicare future azioni collettive tra le nazioni. Alegi avverte che, se questo diventa il nuovo standard, si potrebbero aprire scenari in cui diversi Paesi decidono di affrontare le proprie questioni attraverso metodi simili.
Il ruolo della russia
Un’analisi più approfondita rivela che anche la Russia, pur avendo un ruolo significativo nelle negoziazioni per la pace in Ucraina, esce indebolita da questa situazione. Alegi evidenzia tre motivi principali per cui il potere di Vladimir Putin è stato ridimensionato. In primo luogo, la credibilità delle garanzie russe è stata compromessa, come dimostrato dalle recenti vicende in Iran. In secondo luogo, l’efficacia delle armi russe, come il sistema di difesa aereo venezuelano, è stata messa in discussione. Infine, l’assenza di un coinvolgimento russo nelle trattative e nelle decisioni americane segnala un cambiamento nel panorama geopolitico.
La dottrina di monroe
La dottrina di Monroe, storicamente associata alla politica statunitense in America Latina, sta subendo una reinterpretazione sotto la guida di Trump, che la ha ribattezzata “Donroe”. Alegi avverte che questa nuova impostazione non si limita a proteggere gli interessi americani, ma mira a plasmare i governi di altri Paesi secondo le esigenze statunitensi. Questo approccio, secondo il docente, è molto più aggressivo rispetto alla dottrina originale del 1823, che si inseriva in un contesto completamente diverso, privo di influenze europee.
La crescente presenza della cina
La crescente presenza della Cina in America Latina e in Africa, che dura da oltre trent’anni, è un altro elemento da considerare. Alegi sottolinea come gli Stati Uniti abbiano trascurato queste regioni a favore di un focus sul Medio Oriente, mentre la Cina ha investito in infrastrutture e ha offerto prestiti, rispondendo alle necessità locali. Questo scenario complesso potrebbe complicare ulteriormente le relazioni internazionali.
La questione cubana
Inoltre, la possibilità che Trump possa estendere le sue azioni a Cuba rende la situazione ancora più intricata. Alegi indica che la questione cubana è di grande importanza per gli Stati Uniti, e la compattezza politica dell’isola è superiore a quella del Venezuela. Sebbene ci siano pressioni interne da parte della comunità cubana negli Stati Uniti, le tempistiche e le modalità di un eventuale intervento rimangono incerte.
La situazione attuale del regime venezuelano
Infine, Alegi riflette sulla situazione attuale del regime venezuelano. L’azione di Trump ha portato alla rimozione di Maduro, ma non ha intaccato le strutture di potere esistenti. Le strade che si presentano ora sono due: un possibile accordo tra il regime rimanente e il governo statunitense per una transizione, oppure una spinta da parte dell’opposizione per accelerare i cambiamenti. La debolezza interna del regime potrebbe dare spazio a nuovi pretendenti al potere, rendendo la situazione ancora più instabile.
