Secondo un recente rapporto dell’INPS, le madri italiane affrontano una penalizzazione salariale significativa, pari al 16%, nei primi cinque anni di vita del loro bambino. Questo fenomeno, noto come child penalty, evidenzia le difficoltà economiche che le donne si trovano ad affrontare in relazione alla maternità, un problema che non sembra colpire in egual misura i padri.
Il 4 gennaio 2026, un’analisi ha messo in luce come le madri italiane subiscano una riduzione del reddito di circa 5.700 euro all’anno, un trend che persiste anche a distanza di 15 anni dalla nascita del figlio. Negli Stati Uniti, la situazione è ancor più drammatica, con le madri che perdono mediamente 16.000 dollari all’anno a causa di questa penalizzazione. Questa disparità salariale è il risultato di vari fattori, tra cui il congedo di maternità obbligatorio e la transizione da un lavoro a tempo pieno a un part-time per motivi familiari.
Il divario salariale tra madri e padri
La penalizzazione salariale colpisce esclusivamente le madri, mentre i padri tendono a vedere un incremento del reddito. L’INPS ha registrato che, nei primi cinque anni dalla nascita del figlio, gli stipendi dei padri crescono di circa il 40%. Questo contrasto mette in evidenza una disparità di trattamento nel mercato del lavoro, dove la maternità è spesso vista come un ostacolo alla crescita professionale delle donne.
In Italia, la maternità ha un impatto duraturo sul salario delle madri, con una riduzione stimata del 53%. Questo calo è attribuibile a diversi fattori, tra cui una diminuzione del salario settimanale del 6%, il passaggio al lavoro part-time per l’11,5% e una riduzione delle settimane retribuite del 35,1%. L’effetto di questa penalizzazione è più evidente subito dopo la nascita, ma il divario salariale tende a persistere nel tempo, senza chiudersi completamente.
Il fenomeno della child penalty a livello globale
La child penalty non è un problema esclusivo dell’Italia, ma si verifica in molte nazioni. Negli Stati Uniti, un’indagine del National Women’s Law Center (NWLC) ha rivelato che le madri americane perdono annualmente 16.000 dollari a causa del divario salariale. Le donne lavoratrici a tempo pieno guadagnano, in media, solo 80 centesimi per ogni dollaro guadagnato dai loro colleghi maschi. In questo contesto, le madri guadagnano solo 71 centesimi per ogni dollaro guadagnato dai padri, evidenziando un ulteriore divario.
Un’analisi condotta dall’Eurispes su 134 paesi ha messo in evidenza una notevole variabilità della child penalty a livello globale. Gli effetti occupazionali del primo figlio possono variare da una penalizzazione quasi inesistente fino al 64%. In America Latina, la penalizzazione è particolarmente severa, con una media del 38%, mentre in Asia si osservano differenze significative tra i vari paesi, con il Vietnam che presenta un tasso dell’1% e il Bangladesh che raggiunge il 62%.
In Europa, le differenze sono altrettanto marcate. I paesi scandinavi, come Danimarca e Svezia, mostrano penalità contenute, rispettivamente del 14% e del 9%, mentre l’Europa centrale presenta tassi più elevati, con la Repubblica Ceca al 50% e la Germania al 41%. In Africa, le penalità variano notevolmente, con tassi trascurabili nell’Africa centrale e significativi nel Nord e Sud del continente, come dimostrano i dati dal Marocco (41%) e dal Sud Africa (28%).
L’analisi di questi dati mette in luce l’urgenza di affrontare la questione della child penalty e di garantire una maggiore equità nel mercato del lavoro, affinché le madri non debbano affrontare penalizzazioni ingiuste a causa della loro scelta di avere figli.
