Con un contributo previsto di circa 12 miliardi di euro, le banche e le assicurazioni si trovano in una posizione sfavorevole dopo un lungo confronto di due mesi con il governo italiano. Durante la preparazione della legge di Bilancio, l’esecutivo aveva chiarito che, dai 45 miliardi di utili realizzati nell’ultimo anno dagli istituti di credito, un contributo per i consumatori era inevitabile. Nonostante le tensioni politiche, con il vicepremier Matteo Salvini che aveva dichiarato che ogni lamentela delle banche avrebbe comportato un aumento della richiesta di un miliardo, si era instaurata una rete di dialogo tra Palazzo Chigi, le associazioni di categoria e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tuttavia, il risultato finale non ha soddisfatto le aspettative iniziali.
Nuove disposizioni della legge di bilancio
La legge di Bilancio recentemente approvata comporta un incremento significativo dei contributi da parte di banche e assicurazioni, superando le stime iniziali del governo. I contributi previsti, che inizialmente si aggiravano intorno ai 5 miliardi di euro, sono aumentati a 11 miliardi prima della discussione in Senato, fino a raggiungere la cifra definitiva di 12,2 miliardi di euro nel triennio. Di questa somma, 10,2 miliardi provengono dalle banche e 2 miliardi dalle assicurazioni. Una parte rilevante di questi fondi, oltre 3,5 miliardi di euro, deriva dall’aumento dell’aliquota dell’Irap di due punti, che passa dal 4,65% al 6,65% per gli istituti di credito e dal 5,90% al 7,90% per le assicurazioni.
Inoltre, per le banche, la percentuale di deducibilità sulle perdite pregresse diminuisce, passando dal 43% al 35% nel 2025 e dal 54% al 42% nel 2027. Le assicurazioni, invece, dovranno versare un acconto dell’85% sul contributo relativo ai premi assicurativi di veicoli e natanti, con un gettito previsto di 1,3 miliardi di euro solo per quest’anno, poiché dal 2027 questa norma entrerà a regime.
Imposte sui dividendi e affrancamento delle riserve
Un’altra novità significativa riguarda l'<strong'imposta sui dividendi, che porterà nelle casse dello Stato un totale di 2,8 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Questa somma si suddivide in circa 700 milioni di euro per il 2025, 1 miliardo nel 2027 e 1,1 miliardi nel 2028. Inoltre, la legge introduce un affrancamento delle riserve, che interessa esclusivamente il settore bancario. Secondo il testo definitivo, le banche potranno pagare un’imposta sostitutiva sulle riserve accumulate nel 2023, pari al 27,5% quest’anno o al 33% nel 2027. Se si opta per il 2029, l’imposta salirà al 40%. Questa misura obbliga le banche a procedere con l’affrancamento degli accantonamenti, con un gettito previsto di 1,7 miliardi di euro per il 2025.
Modifiche sulla deducibilità e tassazione delle transazioni finanziarie
Un’altra misura rilevante per gli istituti di credito riguarda la deducibilità degli interessi passivi, che scenderà al 96% nel 2025, per poi aumentare progressivamente al 97%, 98% e 99% dal 2027 al 2029. Il gettito previsto da questa modifica è stimato in circa 900 milioni di euro tra il 2027 e il 2028. È prevista anche una riduzione delle imposte differite attive, aumentando il gettito statale di ulteriori 1,8 miliardi di euro nel 2027.
La nuova legge di Bilancio non si limita a colpire le banche e le assicurazioni, ma impatta anche sugli investitori. L’imposta sulle transazioni finanziarie, nota come Tobin Tax, verrà raddoppiata. A partire dal 2025, passerà dallo 0,1% allo 0,2% per le transazioni su mercati regolamentati e dallo 0,2% allo 0,4% per gli altri mercati. Anche la tassa sulle negoziazioni ad alta frequenza subirà un raddoppio, aumentando dallo 0,02% allo 0,04%. Queste misure mirano a generare un gettito di circa 340 milioni di euro, sebbene vi siano preoccupazioni riguardo all’attrattività della Borsa milanese di Piazza Affari per gli investitori.
