Mentre il leader venezuelano Nicolás Maduro si prepara per la sua prima udienza al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, prevista per il 10 gennaio 2025, si svolge al di fuori delle mura carcerarie una battaglia giuridica di ampia portata. Questa situazione non riguarda solo la recente crisi militare a Caracas, ma si estende a questioni di diritto internazionale e giurisdizioni che potrebbero ridefinire i poteri extraterritoriali degli Stati Uniti. La questione centrale è se la cattura di Maduro possa essere considerata legittima o meno.
L’operazione nota come “Absolute Resolve”, avviata dall’ex presidente Donald Trump, ha suscitato una crisi diplomatica di rilevanza globale. In molti accusano gli Stati Uniti di violare in modo grave il diritto internazionale. Tuttavia, gli avvocati del Dipartimento di Giustizia americano hanno già predisposto una strategia legale per garantire la validità del processo che si svolgerà a New York. Il fulcro dell’impianto accusatorio, come anticipato dal Segretario di Stato Marco Rubio durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago, si basa su un principio fondamentale: un presidente non può godere di immunità se, secondo la legislazione americana, non è mai stato riconosciuto come tale.
La dottrina Rubio: la legittimità come strumento giuridico
Nel contesto del diritto internazionale, i capi di Stato in carica godono di un’immunità personale assoluta dalla giurisdizione penale di altri Stati. Questo principio è riconosciuto da istituzioni come la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e quella di Strasburgo, e rappresenta uno dei fondamenti dell’ordine internazionale, tutelando la sovranità e la continuità delle relazioni diplomatiche. Se Maduro fosse considerato il presidente legittimo del Venezuela, il processo a New York non avrebbe futuro.
Tuttavia, secondo la visione di Washington, le elezioni venezuelane del 2024 sono da considerarsi illegittime. Gli Stati Uniti, insieme all’Unione Europea e a una parte significativa dell’Organizzazione degli Stati Americani, non hanno riconosciuto l’esito del voto, ritenuto fraudolento. Di conseguenza, per l’amministrazione americana, il mandato di Maduro sarebbe scaduto il 10 gennaio 2025. Pertanto, davanti alla Corte Distrettuale del Southern District of New York, Maduro non si presenterà come capo di Stato, ma come un normale cittadino, accusato di dirigere un’organizzazione criminale transnazionale, nota come “Cartello dei Soli”. Questa mancanza di riconoscimento politico implica la caduta dell’immunità personale, trasformando la questione in una procedura penale governata dal diritto federale statunitense.
Diritto internazionale contro diritto federale degli Stati Uniti
Si delinea quindi un contrasto netto tra la percezione globale dell’operazione e la valutazione che ne farà un giudice americano. Dal punto di vista delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, l’uso della forza sul suolo venezuelano, privo di consenso e mandato del Consiglio di Sicurezza, rappresenta una violazione dell’articolo 2(4) della Carta dell’Onu, che vieta minacce o uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di uno Stato. Inoltre, la cattura forzata di un individuo senza un trattato di estradizione è generalmente considerata un rapimento di Stato.
Tuttavia, negli Stati Uniti il quadro giuridico è profondamente diverso. Come evidenziato dal think tank Chatham House, la giurisprudenza federale applica da tempo la “Ker-Frisbie doctrine”, secondo cui il potere di un tribunale di processare un imputato non viene compromesso dal modo, anche illegale, in cui l’imputato è stato portato davanti al giudice. In sostanza, anche se l’imputato è stato rapito in violazione delle leggi del proprio paese, una volta presente in aula, il processo prosegue.
Immunità: perché “non riconosciuto” non implica automaticamente “protetto”
Un aspetto cruciale riguarda la natura dell’immunità. Nel diritto internazionale, l’immunità personale non rappresenta un riconoscimento di legittimità democratica, ma una protezione legata al ruolo. Nel sistema giuridico americano, l’immunità dei funzionari stranieri non è regolata da una legge organica, ma dalla common law, e il parere del ramo esecutivo ha un peso significativo. Se il Dipartimento di Stato dichiara ufficialmente che un soggetto non è riconosciuto come capo di Stato, le corti federali tendono a seguire questa indicazione. Questo è il meccanismo che l’amministrazione Trump sembra intenzionata ad attivare nel caso di Maduro.
Rimane un’ultima possibilità di difesa: l’immunità per atti ufficiali. Tuttavia, l’accusa è pronta a dimostrare che il narcotraffico e la cospirazione criminale non possono mai essere considerati atti sovrani, ma crimini personali.
Un’indagine avviata da anni
Le indagini che hanno portato all’arresto di Nicolás Maduro non sono affatto frutto di un’improvvisazione recente, ma rappresentano il risultato di oltre un decennio di lavoro da parte della DEA e della procura del Southern District of New York. Queste indagini sono iniziate prima delle sanzioni del 2019, con l’apertura di fascicoli segreti che tracciavano i flussi di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti, passando per il Venezuela con la presunta complicità dell’esercito. Il punto di svolta è avvenuto nel marzo 2020, quando l’allora procuratore Geoffrey Berman ha reso pubblica l’incriminazione formale contro Maduro e altri 14 alti funzionari, accusandoli di aver trasformato lo stato venezuelano nel Cartello dei Soli.
Le prove raccolte a New York includono testimonianze di ex generali disertori, intercettazioni e tracciamenti finanziari che collegherebbero Maduro a spedizioni di tonnellate di cocaina, utilizzate, secondo l’accusa, come “arma asimmetrica” per destabilizzare la società americana. Questa situazione ha portato il governo italiano a esprimere preoccupazione, definendo la questione una “minaccia ibrida”.
I due precedenti chiave: Noriega e Hernández
Il caso di Manuel Noriega, leader di Panama nel 1989, rappresenta un precedente storico diretto. Anche in quel caso, Washington aveva smesso di riconoscere il leader de facto del Paese, sostenendo un’autorità alternativa. Durante il processo negli Stati Uniti, Noriega cercò di invocare l’immunità da capo di Stato, ma i giudici rigettarono la richiesta, affermando che il riconoscimento di un governo è prerogativa dell’esecutivo, non del potere giudiziario. Se la Casa Bianca dichiara che non sei il presidente, per il tribunale non lo sei.
Un altro esempio è quello di Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras, estradato e condannato a New York per aver trasformato lo Stato in una piattaforma per il narcotraffico. L’accusa contro Maduro segue questo schema: utilizzo dell’esercito, della polizia e delle infrastrutture statali per proteggere i flussi di droga. Sebbene Hernández sia stato graziato da Trump, la lezione rimane chiara: di fronte ai procuratori di Manhattan, la carica politica non è un’agevolazione, ma un aggravante.
Un precedente che cambia le regole del gioco
Se la strategia legale dell’amministrazione Trump e di Rubio dovesse dimostrarsi efficace, si affermerebbe un paradigma di aggressiva estraterritorialità americana. Il messaggio globale sarebbe chiaro: la sovranità nazionale non protegge chi viene designato come narco-terrorista da Washington e la legittimità di un leader non è determinata unicamente dalle urne, ma anche dalla Casa Bianca. Maduro potrebbe denunciare un “sequestro imperialista”, ma per il giudice federale di Brooklyn sarà semplicemente un imputato in un’aula di tribunale. Il diritto internazionale, ancora una volta, potrebbe rimanere escluso dal processo.
