Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che il Paese continuerà a esercitare la propria influenza su Caracas fino all’instaurazione di un nuovo governo. Riguardo a Cuba, ha affermato: “Desideriamo sostenere il popolo cubano”.
Il richiamo di Elliott Abrams
A New York, la situazione in Venezuela ha attirato l’attenzione di Elliott Abrams, noto esponente del neoconservatorismo repubblicano, il quale ha recentemente evidenziato la necessità di un cambio di regime in Venezuela. In un articolo pubblicato su Foreign Affairs, Abrams, che ricopre attualmente il ruolo di analista al Council on Foreign Relations, ha criticato aspramente Donald Trump, ex presidente e suo ex superiore durante la prima amministrazione. Secondo Abrams, la strategia di Trump, caratterizzata da dimostrazioni di forza e azioni navali contro il presidente Maduro, rischia di consolidare la posizione del leader venezuelano. “Se Maduro dovesse sopravvivere a queste pressioni, emergerebbe come un vincitore rispetto a Trump, evidenziando i limiti dell’influenza americana nell’emisfero occidentale”, ha affermato.
Le posizioni di Trump e Rubio
Il monito di Abrams sembra aver avuto un impatto significativo su Trump, che ha nel suo entourage un sostenitore di lungo corso del cambio di regime in Venezuela: il segretario di Stato, Marco Rubio. L’operazione intrapresa da Trump ha soddisfatto le aspettative dei falchi repubblicani, i quali hanno da tempo auspicato un cambiamento politico in Venezuela. Oltre al disprezzo per il regime socialista, molti di loro vedono nel crollo del governo un’opportunità per mobilitare gli elettori ispanici conservatori negli Stati Uniti, come evidenziato da Andrew Gawthorpe della Leiden University. Tuttavia, diversi esperti sostengono che il vero obiettivo di Rubio sia la distruzione del regime cubano e l’instaurazione di una democrazia sull’isola, considerando che è figlio di immigrati cubani.
I timori per Cuba
Victoria Coates, vicepresidente della Heritage Foundation ed ex vice consigliera per la sicurezza nazionale durante l’amministrazione Trump, ha dichiarato: “Questa situazione va oltre il Venezuela: anche Cuba potrebbe ora crollare”. La crisi energetica a Cuba, aggravata dal blocco delle forniture di petrolio, sta già causando tensioni interne, data la storica alleanza tra i due Paesi. Trump ha sottolineato l’importanza di avere “Paesi sicuri” intorno agli Stati Uniti, indicando una strategia che si allinea con il principio dell’America First.
La dottrina Monroe e la strategia americana
La recente azione in Venezuela riporta alla luce una tradizione consolidata della politica estera statunitense: la Dottrina Monroe, formulata nel 1823, che mira a escludere l’interferenza di potenze esterne nelle Americhe. Trump ha posto l’accento sulla sicurezza regionale, evidenziando la necessità per gli Stati Uniti di monitorare attentamente gli sviluppi nel continente. Le operazioni militari in Venezuela non rappresentano un evento isolato, ma si inseriscono in una visione strategica più ampia che coinvolge anche Cuba e il crescente coinvolgimento di Cina e Russia in America Latina.
Le difficoltà degli interventi militari
Storicamente, gli interventi militari statunitensi raramente iniziano con un piano definito per la creazione di un nuovo ordine politico nei Paesi interessati. Spesso, la necessità di accompagnare la transizione emerge solo quando si rende evidente che la sola forza militare non basta a garantire stabilità. Questo è avvenuto in Afghanistan, dove un’operazione concepita come risposta agli attacchi dell’11 settembre si è trasformata in una missione di ricostruzione durata vent’anni. Un caso simile si è verificato in Iraq, dove l’intervento per rovesciare Saddam Hussein ha portato a un’occupazione americana protrattasi per quasi un decennio.
Il futuro incerto del Venezuela
La situazione in Libia, dopo l’intervento della NATO nel 2011 per rovesciare Muammar Gheddafi, rappresenta un altro esempio di come le conseguenze di un intervento militare possano essere imprevedibili. Anche nel caso del Venezuela, l’eventuale caduta di Maduro solleva interrogativi sul futuro del Paese. Trump ha affermato che il Venezuela “sarà guidato dagli Stati Uniti fino a quando non ci sarà un nuovo governo stabile”, ma rimane incerto quanto possa durare questo periodo di transizione.
Per molti, come Rubio e un gran numero di emigrati cubani negli Stati Uniti, la fine del regime di Castro rappresenta un sogno. Trump ha dichiarato: “Cuba è un caso interessante. Le cose lì non stanno andando bene, stanno attraversando un momento difficile e credo che, a un certo punto, inizieremo a occuparci anche di Cuba”. Durante una conferenza stampa, ha espresso la sua volontà di aiutare il popolo cubano, mentre Rubio ha descritto la situazione sull’isola come un “disastro”, denunciando l’incompetenza dei leader cubani e il collasso dell’economia.
