Diverse nazioni, tra cui Russia, Iran e Cina, si sono unite nella condanna dell’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Questa reazione arriva in un contesto di crescente tensione internazionale, in cui molti attori globali mettono in discussione la legittimità dell’intervento americano in Venezuela, indipendentemente dalle controversie legate alla leadership di Maduro.
La posizione della Francia
Il governo francese, attraverso le parole del ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, ha espresso una netta opposizione all’operazione condotta dagli Stati Uniti. Parigi ha sottolineato che tale azione mina il diritto internazionale e ha avvertito che nessuna soluzione alla crisi venezuelana può essere imposta dall’esterno. Sebbene Maduro abbia “gravemente violato” i diritti dei cittadini venezuelani, l’operazione militare è stata definita inaccettabile, in quanto contravviene al principio di non uso della forza. Barrot ha avvertito che le ripetute violazioni di questo principio da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbero avere conseguenze gravi per la sicurezza globale, coinvolgendo tutti i Paesi.
Le reazioni dalla Russia
Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’attacco americano, dichiarando che non esisteva alcuna giustificazione valida per l’operazione. In una nota, il ministero ha descritto l’azione come un “atto di aggressione armata” e ha espresso preoccupazione per la rimozione forzata di Maduro e di sua moglie. Dmitry Medvedev, vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha criticato aspramente l’operato del presidente degli Stati Uniti, ironizzando sul suo desiderio di ricevere il Premio Nobel per la Pace. Medvedev ha descritto l’intervento come un perfetto esempio di peacekeeping statunitense, evidenziando l’ironia di un’azione militare in un Paese sovrano che non rappresentava una minaccia.
La condanna dell’Iran
Il governo iraniano ha espresso una ferma condanna all’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela. Il ministero degli Esteri ha definito l’operazione una violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale venezuelana. Teheran ha storicamente mantenuto relazioni strette con Caracas, e la sua risposta all’attacco riflette un interesse strategico nel sostenere il governo di Maduro contro l’influenza americana nella regione.
La reazione della Cina
La Cina ha manifestato il proprio shock e la propria condanna per l’uso della forza da parte degli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che tali azioni violano gravemente il diritto internazionale e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nei Caraibi. La posizione cinese è chiara: l’intervento statunitense rappresenta una minaccia alla sovranità di uno Stato sovrano e deve essere fermamente respinto.
Le dichiarazioni del Brasile e del Messico
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha condannato le operazioni militari statunitensi, definendole “inaccettabili” e un “precedente pericoloso” per la comunità internazionale. Lula ha sottolineato che tali atti violano la sovranità del Venezuela e il diritto internazionale, avvertendo che l’uso della forza potrebbe portare a un mondo caratterizzato da violenza e instabilità. Il governo messicano ha anch’esso espresso la propria opposizione, affermando che qualsiasi azione militare mette a rischio la stabilità regionale. Città del Messico ha denunciato le operazioni statunitensi come un’aggressione unilaterale contro il Venezuela.
Le reazioni globali all’operazione statunitense dimostrano un ampio consenso contro l’intervento militare, evidenziando le tensioni e le divisioni che caratterizzano le relazioni internazionali nel 2025.
