L’antenato dell’uomo visse 7 milioni di anni fa: una scoperta rivoluzionaria

Franco Fogli

Gennaio 2, 2026

La recente scoperta scientifica offre una nuova visione sull’evoluzione umana, suggerendo che il Sahelanthropus tchadensis potrebbe essere stato il primo antenato conosciuto a camminare su due piedi. Secondo un articolo pubblicato il 2 gennaio 2026 dal Washington Post, uno studio apparso su Science Advances ha rivelato dettagli significativi sui resti fossili rinvenuti in Africa centrale, risalenti a circa sette milioni di anni fa.

La scoperta dei fossili in Ciad

Nel deserto del nord del Ciad, un’équipe di scienziati ha condotto scavi negli anni 2000, portando alla luce fossili che comprendono un cranio, un osso della gamba e alcune ossa del braccio. Questi reperti sono stati fondamentali per comprendere le origini della postura eretta nell’evoluzione umana. Fin dall’inizio, i ricercatori hanno cercato di ricostruire la storia di questo antenato, ponendosi domande cruciali: camminava su due piedi come gli esseri umani moderni o si muoveva prevalentemente a quattro zampe, come molti animali?

La ricerca di risposte a queste domande ha coinvolto vari esperti e ha richiesto anni di analisi e studio dei fossili. La scoperta di questi resti ha aperto nuove strade per la comprensione dell’evoluzione umana, suggerendo che il bipedismo potrebbe essersi sviluppato molto prima di quanto si pensasse.

Le implicazioni della nuova analisi

Una recente analisi di questi fossili ha portato a conclusioni sorprendenti, suggerendo che il Sahelanthropus tchadensis potrebbe essere stato il primo antenato noto a camminare su due piedi. Questo sviluppo, se confermato, anticiperebbe di circa un milione di anni la comparsa di altri ominidi in posizione eretta. Scott Williams, morfologo evoluzionista della New York University e autore principale dello studio, ha espresso la sua convinzione che questo individuo fosse un bipede.

Il team di ricerca, guidato dal paleoantropologo francese Michel Brunet, ha esaminato attentamente il cranio, che appariva appartenere a un maschio adulto con dimensioni cerebrali simili a quelle di uno scimpanzé, ma con caratteristiche facciali più simili agli esseri umani. Un elemento chiave di questa scoperta è la posizione dell’apertura alla base del cranio, attraverso la quale passava il midollo spinale, che suggerisce una postura eretta. Questo individuo è stato soprannominato Toumai, un termine che significa “speranza di vita”.

La scoperta di Toumai e l’analisi dei suoi resti offrono una visione affascinante sull’evoluzione dell’umanità e sulla nostra capacità di camminare su due piedi, un tratto distintivo della nostra specie. I risultati di questo studio potrebbero cambiare radicalmente la nostra comprensione della storia evolutiva e dei processi che hanno portato alla formazione degli esseri umani moderni.

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