La situazione dell’Etna, il vulcano attivo situato in Sicilia, continua a essere monitorata con attenzione. Nella giornata di oggi, 2 gennaio 2026, il dipartimento della Protezione Civile ha confermato che l’allerta rimane a livello giallo, nonostante la colata lavica nella Valle del Bove, sul versante orientale, non si sia arrestata. Questo aggiornamento è stato comunicato durante una serie di riunioni che hanno coinvolto diversi enti, tra cui la Protezione Civile regionale e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
Monitoraggio costante della situazione
La colata lavica, sebbene attiva, non presenta attualmente un pericolo immediato per i centri abitati circostanti. Secondo le valutazioni tecniche del dipartimento, la situazione è sotto controllo e non si registrano flussi di lava che possano minacciare le aree popolate. Le autorità competenti hanno evidenziato che eventuali cambiamenti nel comportamento del vulcano saranno prontamente valutati e gestiti con adeguate misure di sicurezza.
Durante la giornata, si sono tenute due videoconferenze per discutere delle condizioni vulcanologiche e degli scenari futuri. La prima di queste riunioni ha visto la partecipazione di esperti dell’Ingv e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), che hanno analizzato l’evoluzione della colata lavica. È stato confermato che, anche nel caso di un incremento dell’attività eruttiva, non ci sono rischi significativi per le comunità locali.
Attività eruttiva e valutazioni dell’Ingv
L’Ingv ha fornito ulteriori dettagli sulla colata lavica, specificando che se il tasso effusivo rimane costante, il flusso di lava rimarrà confinato nella Valle del Bove. L’eruzione, che ha preso avvio il 24 dicembre, ha mostrato segni di una nuova attività a partire dal primo gennaio, con l’apertura di una fessura eruttiva a circa 2.100 metri di altitudine. Questa fessura, sebbene caratterizzata da una bassa attività esplosiva e un tasso effusivo medio di circa 5 metri cubi al secondo, ha dato origine a una colata che si sviluppa all’interno della Valle.
I dati raccolti dall’Osservatorio Etneo di Catania indicano che la lunghezza massima del campo lavico è di circa 2.8 chilometri, con il fronte lavico più avanzato a una quota di 1.420 metri. Parallelamente, l’attività esplosiva al Cratere Voragine continua a produrre emissioni di cenere, ma al momento non si registrano segni di allerta per i residenti delle aree circostanti.
Coordinamento tra le autorità locali
Nel pomeriggio, il capo della Protezione Civile della Regione Siciliana ha convocato una riunione di coordinamento con i sindaci dei comuni interessati, per discutere delle ordinanze relative alla regolamentazione degli accessi in aree potenzialmente a rischio. Durante questo incontro, sono stati coinvolti anche rappresentanti di enti come la prefettura, la questura e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
Il presidente del Parco dell’Etna ha sottolineato l’importanza di una comunicazione chiara riguardo ai rischi vulcanici e ha chiesto un miglioramento della segnaletica informativa. È stato confermato che il cancello sul sentiero di Pietracannone è attivo e presidiato, mentre la Polizia di Stato sta conducendo una vigilanza dinamica nell’area.
La situazione resta sotto attenta osservazione, con le autorità pronte a intervenire nel caso di cambiamenti significativi nell’attività vulcanica.
