Il 7 dicembre 2025, in occasione dell’inaugurazione della stagione lirica al Teatro alla Scala di Milano, si è svolta la manifestazione denominata “Prima popolare”, organizzata dal centro sociale Cantiere. La piazza della Scala è stata invasa da manifestanti che hanno espresso il loro dissenso nei confronti delle autorità locali e nazionali, tra cui la premier Giorgia Meloni, i ministri Alessandro Giuli e Giuseppe Valditara, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il governatore della Lombardia Attilio Fontana.
Proteste e simbolismo
Durante l’evento, uno degli organizzatori ha preso la parola al megafono, denunciando il “lusso e sfarzo” dell’inaugurazione, affermando che tutto ciò non può nascondere “due anni di genocidio” e il degrado della città. La manifestazione ha avuto come tema centrale il “Teatro delle complicità“, un chiaro riferimento alle responsabilità percepite delle istituzioni nei confronti della situazione attuale. In un’atmosfera di forte tensione, i manifestanti hanno esibito cartonati raffiguranti la premier Meloni, soprannominata “ladyMacLoni“, e i ministri, tutti con elmetti decorati con le bande di Italia, Israele e Stati Uniti.
Critiche al sindaco e al Consiglio comunale
Le critiche non si sono fermate alla premier e ai ministri, ma si sono estese anche al sindaco Sala. I manifestanti lo hanno deriso, descrivendolo come un “magnanimo progressista” che ha osato pronunciare la frase “Palestina libera”, mentre Milano è gemellata con Tel Aviv. Le accuse si sono intensificate con riferimenti all’Ambrogino d’Oro, un’onorificenza recentemente conferita al Nucleo radiomobile dei carabinieri. “Un’onorificenza che ricorda che le forze di polizia possono uccidere in questa città”, ha dichiarato l’organizzatore, mentre i presenti scandivano “vergogna”. La manifestazione ha messo in luce la frustrazione dei cittadini verso una gestione politica che, secondo loro, favorisce una narrativa di paura contro i quartieri popolari.
Momenti finali e corteo
Alla fine della “Prima popolare”, sono stati riprodotti suoni di esplosioni, descritti come “bombe prodotte anche in Italia“, con l’intento di restituire un po’ della paura che molti vivono quotidianamente. Un gruppo di manifestanti, brandendo bandiere palestinesi, ha poi dato vita a un corteo che ha attraversato la Galleria Vittorio Emanuele fino a raggiungere piazza Duomo. Questa manifestazione ha rappresentato un momento di forte espressione sociale e politica, evidenziando le tensioni che attraversano la città di Milano e il desiderio di giustizia per Ramy, un giovane che ha perso la vita in circostanze tragiche.
