Settant’anni dopo i Giochi Olimpici che segnarono profondamente l’Italia del dopoguerra, il nuovo saggio di Andrea Goldstein, pubblicato da Rubbettino, si propone di esplorare l’Olimpiade della “Dolce Vita”. Questo libro, intitolato “Cortina 1956. Un’Olimpiade tra Guerra fredda e Dolce vita”, riporta alla luce un evento che ha avuto un impatto significativo sulla storia sportiva e culturale del Paese, evidenziando il legame tra sport, diplomazia e modernità .
Il ritorno della fiamma olimpica a Cortina
Nel gennaio del 1956, Cortina d’Ampezzo ha avuto l’onore di ospitare i VII Giochi Olimpici Invernali, un evento che ha segnato una pietra miliare nella storia dello sport. Questa edizione è stata la prima a essere trasmessa in diretta televisiva internazionale grazie all’Eurovisione, permettendo così al pubblico europeo di assistere alle competizioni che si svolgevano tra le maestose Dolomiti. Un momento significativo di questa Olimpiade è stato il giuramento olimpico pronunciato per la prima volta da una donna, Giuliana Chenal-Minuzzo, un passo importante verso l’inclusione delle donne nello sport. In questa edizione, l’Unione Sovietica ha dominato il medagliere, evidenziando il contesto della Guerra Fredda che permeava l’epoca.
Nel suo saggio, Goldstein non si limita a narrare le gesta sportive, ma intreccia anche le storie di quel periodo, evidenziando il ruolo fondamentale del CONI e delle istituzioni italiane. L’autore sottolinea l’importanza del coinvolgimento di aziende come Olivetti e Fiat, che hanno contribuito a trasformare le Olimpiadi in un’importante opportunità diplomatica. La narrazione è arricchita da immagini storiche, tra cui il trionfo del campione austriaco Toni Sailer, il quale, con la sua storica tripletta d’oro nello sci alpino, è diventato il primo grande divo degli sport invernali.
Le sfide e le esclusioni
Tuttavia, le Olimpiadi di Cortina non sono state solo un palcoscenico di trionfi. Infatti, l’edizione del 1956 ha visto l’assenza di uno dei più celebri sciatori italiani, Zeno Colò. Campione olimpico nel 1952, Colò è stato squalificato per aver prestato il suo nome a una linea di attrezzature da sci, infrangendo le rigide regole del dilettantismo olimpico. La sua esclusione ha rappresentato un simbolo di un’epoca in transizione, in cui le sponsorizzazioni e l’interesse commerciale iniziavano a influenzare lo sport, modificando le regole e la struttura del movimento olimpico.
Cortina e la mondanità della Dolce Vita
Cortina, durante i Giochi, si è affermata come un palcoscenico della mondanità italiana. Gli alberghi, i dopo cena e gli eventi con ospiti celebri hanno contribuito a creare l’atmosfera della “Dolce Vita”, prima che questa fosse immortalata dal regista Federico Fellini. Le dive del cinema italiano erano tra le presenze più attese, alimentando i sogni dei giornali dell’epoca. La rivalità tra Sophia Loren e Gina Lollobrigida ha catturato l’attenzione della stampa, con speculazioni sulla loro presenza a Cortina. Mentre Loren ha scelto di frequentare la località con discrezione, Lollobrigida ha deciso di annullare la sua partecipazione, alimentando le chiacchiere di un’Italia divisa tra icone.
Nei salotti eleganti come il Monkey e gli hotel Miramonti, Cristallo e Savoia, artisti del calibro del Quartetto Cetra e Mike Bongiorno animavano le serate, mescolando sport e spettacolo in un contesto di grande mondanità . Cortina si affermava non solo come capitale della neve, ma anche come centro del costume italiano, mentre le Olimpiadi si imponevano come un evento culturale di grande rilevanza.
Un cambiamento mediatico e culturale
L’evento olimpico ha segnato anche un’importante trasformazione nel panorama mediatico. Giornalisti come Gianni Brera hanno contribuito a creare una nuova narrativa dello sport, dando vita al primo “racconto visivo” della montagna e degli atleti, che ha catturato l’immaginario collettivo. La televisione, nonostante le difficoltà tecniche, ha permesso di portare il mondo direttamente nelle case degli spettatori, contribuendo a costruire un’immagine globale della “Cortina olimpica”.
Le Olimpiadi di Cortina 1956 sono state il riflesso di un’Italia in cambiamento, alle prese con una rapida urbanizzazione e con le sfide sociali ed economiche che si profilavano all’orizzonte. Mentre la città si trasformava per accogliere l’evento, il Paese si trovava di fronte alla sfida di mantenere la propria identità in un contesto di crescente modernità . Goldstein, nel suo libro, offre una riflessione profonda su questo periodo, evidenziando come l’Italia sia riuscita a risollevarsi dalle ceneri della guerra e a presentarsi al mondo con un nuovo volto, caratterizzato dall’innovazione, dal glamour e dalla passione per lo sport.
