Ucraina, Palazzo Chigi conferma il rifiuto di inviare truppe. Meloni: “La Russia non cerca la pace”

Lorenzo Di Bari

Agosto 29, 2025

L’ultimo attacco aereo su Kiev, avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 agosto 2025, ha causato la morte di 19 persone, inclusi quattro bambini. Questo drammatico episodio ha riacceso il dibattito sulla possibilità di un intervento internazionale, con l’Italia che sta considerando opzioni di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini. La questione degli sminatori è anche al centro delle discussioni, mentre il governo italiano si trova a dover gestire le pressioni interne e internazionali.

Il governo italiano e la posizione sul conflitto

Il 29 agosto 2025, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione a Palazzo Chigi con i suoi vice, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto. L’incontro ha avuto come obiettivo quello di discutere la situazione del conflitto russo-ucraino, specialmente alla luce dei recenti colloqui avuti alla Casa Bianca. Meloni ha voluto chiarire che l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina, un punto fermo che ha unito il governo in un momento di incertezze e divergenze.

Durante il vertice, si è parlato della necessità di garantire “robuste e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina”, considerate fondamentali per il processo di pace. Palazzo Chigi ha sottolineato l’importanza di un meccanismo di sicurezza collettiva, ispirato all’articolo 5 della NATO, come contributo italiano alle trattative internazionali. Nonostante il dibattito interno sull’eventuale impiego di forze militari per operazioni di sminamento, il governo ha ribadito che non ci sarà partecipazione italiana a una forza multinazionale in territorio ucraino.

Le prospettive di monitoraggio e formazione

Secondo fonti governative, l’Italia sta esplorando la possibilità di fornire supporto attraverso attività di monitoraggio e formazione al di fuori dell’Ucraina, ma solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. Questa proposta è stata avanzata in risposta alle richieste degli alleati americani, che si aspettano un impegno concreto da parte degli europei. Il governo teme che le trattative per un cessate il fuoco possano allungarsi, specialmente dopo l’intensificarsi delle operazioni militari da parte di Mosca.

Giorgia Meloni ha condannato l’attacco a Kiev, esprimendo solidarietà al popolo ucraino e sottolineando che gli attacchi russi dimostrano la mancanza di volontà di Mosca di intraprendere un percorso negoziale. Questo contesto ha reso necessario per il governo italiano mantenere una posizione chiara e compatta, mentre le pressioni internazionali aumentano e la situazione sul campo rimane critica.

Le dichiarazioni dei leader italiani

Al termine della riunione, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito in conferenza stampa che “non invieremo militari italiani sul terreno”, cercando di rassicurare le diverse anime del governo, in particolare Matteo Salvini, che ha espresso preoccupazioni riguardo all’invio di truppe in Ucraina. Tajani ha anche accennato alla possibilità di nuove sanzioni contro Mosca, evidenziando che le soluzioni al conflitto non sono imminenti.

In merito alla questione degli sminatori, Tajani ha chiarito che qualsiasi operazione futura non sarebbe di natura militare, ma piuttosto umanitaria, affermando che l’Italia possiede la tecnologia e l’esperienza necessaria per eseguire operazioni di sminamento. Tuttavia, ha avvertito che ogni decisione sarà presa solo se ci sarà una richiesta concreta e in un contesto di cessate il fuoco.

Matteo Salvini, in un’intervista, ha confermato la posizione del governo, affermando che “tutto il governo italiano” è contrario all’invio di soldati in Ucraina, sottolineando che il tema della pace deve essere affrontato con unità e responsabilità. La situazione rimane complessa e in continua evoluzione, mentre l’Italia cerca di navigare tra le pressioni interne e le aspettative internazionali.

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