Hiroshima a ottant’anni dalla tragedia: impegno per un futuro senza armi nucleari

Lorenzo Di Bari

Agosto 6, 2025

Questa mattina, 6 agosto 2025, la città di Hiroshima ha commemorato il settantesimo anniversario del lancio della bomba atomica avvenuto nel 1945, un evento che causò la morte di circa 140.000 persone. Alle 8.15, ora locale, i cittadini hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Solo tre giorni dopo, il 9 agosto, un attacco simile colpì Nagasaki, provocando la morte di ulteriori 74.000 persone.

Il Primo Ministro giapponese, Shigeru Ishiba, ha sottolineato l’importanza del Giappone nel promuovere un mondo privo di armi nucleari, essendo l’unico Paese ad aver subito bombardamenti atomici in tempo di guerra. La sua dichiarazione è stata accompagnata dalla preoccupazione del sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, che ha evidenziato come gli Stati Uniti e la Russia detengano il 90% delle testate nucleari globali. Matsui ha espresso la sua inquietudine riguardo all’accelerazione del riarmo militare, in particolare nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina e delle tensioni in Medio Oriente. Durante la cerimonia, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di 120 nazioni, ha criticato l’idea che le armi nucleari siano necessarie per la difesa nazionale, sottolineando l’importanza di imparare dalle tragedie storiche.

Il ricordo dei sopravvissuti: la testimonianza degli hibakusha

A ottant’anni dall’orribile evento, il numero dei sopravvissuti, conosciuti come hibakusha, è sceso sotto i 100.000. In un’intervista, il quotidiano britannico The Guardian ha raccolto le testimonianze di alcuni degli ultimi sopravvissuti. Yoshiko Niiyama, che all’epoca aveva dieci anni, ha descritto il terribile momento in cui la bomba esplose: “Ricordo l’aria piena di fumo e i corpi ovunque, il caldo era insopportabile”. Niiyama ha rivelato di non aver mai trovato suo padre, probabilmente incenerito nell’esplosione insieme ai suoi colleghi di lavoro.

Molti hibakusha, nel corso degli anni, hanno vissuto in silenzio per paura di discriminazioni, come la difficoltà nel trovare un lavoro o nel contrarre matrimonio. Niiyama ha condiviso i suoi incubi ricorrenti, affermando: “Non mi piace il mese di agosto. Non voglio pensare a quel giorno, ma non riesco a dimenticarlo”. Sua nipote, Kyoko, ha raccontato di come la nonna abbia finalmente aperto il suo cuore e raccontato la sua esperienza durante la guerra, evidenziando quanto sia doloroso rivivere i ricordi legati a quella tragedia.

Nel 2024, i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, uniti nell’organizzazione Nihon Hidankyo, hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il loro impegno nella lotta contro le armi nucleari. Tuttavia, la comunità di Hiroshima si trova a dover affrontare una corsa contro il tempo per garantire che il loro messaggio di pace e di avversione alle armi nucleari continui a vivere, in un contesto globale sempre più preoccupante. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha recentemente menzionato l’uso di armi nucleari tattiche nel conflitto con l’Ucraina, mentre il presidente statunitense, Donald Trump, ha spostato due sottomarini nucleari vicino alla Russia in risposta a minacce nucleari.

Il significato della memoria e della testimonianza

Melissa Parke, direttrice esecutiva della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, ha affermato che gli hibakusha hanno passato la loro vita a raccontare le loro esperienze, rivivendo i traumi dell’infanzia, per educare il mondo sulle conseguenze devastanti delle armi nucleari. Parke ha sottolineato l’importanza di comprendere perché sia necessario abolire tali armi, affinché nessun altro debba affrontare la stessa sofferenza.

La bomba “Little Boy”, sganciata dal B29 americano Enola Gay, esplose a circa 600 metri dal suolo su Hiroshima, con una potenza equivalente a 15.000 tonnellate di TNT. Tra le 60.000 e le 80.000 persone morirono immediatamente, con il numero delle vittime che raggiunse 140.000 entro la fine dell’anno a causa di ustioni e malattie legate all’esposizione alle radiazioni. Tre giorni dopo, la seconda bomba atomica colpì Nagasaki, causando altre 74.000 vittime. Il 15 agosto 1945, il Giappone si arrese, ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale.

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