Dazi tra Usa e Ue: l’accordo di Washington e Bruxelles e i punti da definire

Franco Fogli

Luglio 30, 2025

Il recente accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, siglato il 27 luglio 2025, ha suscitato interrogativi e incertezze. A distanza di poco più di due giorni dalla storica stretta di mano tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, emergono divergenze significative tra i documenti ufficiali presentati dalle due parti. Da Washington, la Casa Bianca ha comunicato che l’accordo prevede l’applicazione di tariffe del 15% su una serie di prodotti europei destinati al mercato statunitense. Tuttavia, Bruxelles ha ribadito che l’intesa non è giuridicamente vincolante, creando confusione sulle reali implicazioni della trattativa.

Investimenti delle aziende

La questione degli investimenti rappresenta uno dei nodi centrali del nuovo accordo. Da un lato, Washington sostiene che l’Unione Europea si impegnerà a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti durante la presidenza Trump. Dall’altro, Bruxelles ha chiarito che le aziende europee hanno manifestato interesse a investire una cifra simile entro il 2029, ma si tratta di una semplice intenzione, non di un impegno formale. Fonti ufficiali dell’Unione hanno sottolineato che non è possibile garantire investimenti privati, e quindi l’importo rappresenta una previsione basata sulle aspirazioni delle imprese.

Acciaio e alluminio

Un altro punto controverso riguarda i settori dell’acciaio, dell’alluminio e del rame. La Commissione Europea ha espresso la volontà di collaborare con gli Stati Uniti per proteggere queste industrie dalla concorrenza sleale globale. Secondo Bruxelles, l’Unione e gli Stati Uniti dovrebbero stabilire contingenti tariffari storici, riducendo le attuali tariffe del 50%. Tuttavia, la Casa Bianca ha affermato che i dazi su acciaio e alluminio rimarranno invariati, mantenendo l’aliquota del 15% su altri prodotti, come automobili e componenti automotive. Questo disaccordo mette in luce le differenze fondamentali tra le due posizioni.

Acquisto di equipaggiamenti militari

Le divergenze si estendono anche all’ambito degli equipaggiamenti militari. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che l’Unione Europea ha accettato di acquistare ingenti quantità di armamenti americani. Tuttavia, un alto funzionario dell’Unione ha precisato che la questione dell’approvvigionamento di armi non rientra nelle competenze della Commissione Europea, definendo le affermazioni di Trump come una mera espressione delle aspettative.

Settore energetico

Un capitolo cruciale dell’accordo riguarda l’acquisto di energia. La Casa Bianca ha annunciato che l’Unione Europea dovrebbe spendere 750 miliardi di dollari per l’acquisto di energia entro il 2028. Questo investimento è visto come un modo per rafforzare la posizione energetica degli Stati Uniti e ridurre la dipendenza europea da fonti non affidabili. Bruxelles ha confermato l’intenzione di acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e energia nucleare per un valore simile. Tuttavia, secondo l’analisi del Financial Times, l’impegno europeo potrebbe risultare irrealizzabile, poiché si basa su previsioni poco concrete e su decisioni che coinvolgono aziende quotate in borsa.

Divergenze nella visione dell’accordo

Per Trump, l’accordo rappresenta un traguardo significativo, mentre per l’Unione Europea la situazione appare ancora incerta. Bruxelles ha chiarito che l’accordo politico del 27 luglio 2025 non ha valore giuridico e che ulteriori negoziazioni saranno necessarie per attuare pienamente l’intesa. Nelle stesse ore, il segretario al Tesoro Americano, Scott Bessent, ha dichiarato che il presidente Trump considera l’accordo come un successo, esprimendo fiducia nel rispetto degli impegni da parte dell’Unione. Tuttavia, ha avvertito che eventuali inadempienze potrebbero portare a modifiche alle tariffe già stabilite. Gli Stati Uniti, in particolare, vigileranno sul previsto investimento di 600 miliardi di dollari da parte dell’Unione, con un focus particolare sugli acquisti nel settore della Difesa e sull’apertura di nuovi stabilimenti industriali.

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