La Consulta stabilisce un tetto di 240mila euro per gli stipendi pubblici

Lorenzo Di Bari

Luglio 28, 2025

Il 28 luglio 2025, la Corte costituzionale italiana ha emesso una sentenza storica che ha annullato il tetto alla retribuzione per i dipendenti pubblici, fissato a 240.000 euro dal governo Renzi. Questa decisione segna un ritorno alla normativa stabilita nel 2014 dal decreto “Salva Italia” di Mario Monti, che prevedeva un trattamento economico onnicomprensivo per il primo presidente della Corte di cassazione. La sentenza n. 135 del 2025 ha dichiarato illegittimo l’articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 66 del 2014, stabilendo che il limite retributivo dovesse essere definito in base allo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione e non in un ammontare fisso.

Il contesto della decisione

La questione del tetto retributivo per i dipendenti pubblici ha suscitato ampie discussioni in Italia, specialmente in un periodo di crisi economica. Introdotto con il decreto-legge n. 201 del 2011, il limite retributivo era giustificato come una misura straordinaria per affrontare la difficile situazione finanziaria del Paese. Tuttavia, nel corso degli anni, questa misura è stata considerata sempre meno temporanea e più come un ostacolo all’indipendenza della magistratura. La Corte ha sottolineato che l’adozione di un tetto retributivo non è di per sé incostituzionale, ma la sua applicazione deve rispettare i principi di indipendenza e dignità della funzione giudiziaria.

Le implicazioni della sentenza

La sentenza della Corte costituzionale non solo annulla il tetto retributivo, ma ha anche effetti diretti su tutti i pubblici dipendenti. Questo significa che, a partire dalla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, il limite retributivo stabilito non sarà più applicabile. La Corte ha inoltre evidenziato che la sua decisione è in linea con i principi di altri ordinamenti costituzionali e con le recenti pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha criticato simili misure di riduzione retributiva per i magistrati.

Le reazioni alla sentenza

La pronuncia della Corte ha generato diverse reazioni nel panorama politico e giuridico italiano. Molti esperti hanno accolto con favore la decisione, evidenziando l’importanza di garantire l’autonomia della magistratura e il rispetto dei diritti dei lavoratori pubblici. Al contrario, alcuni rappresentanti politici hanno espresso preoccupazione riguardo alle conseguenze fiscali che potrebbero derivare dalla rimozione del tetto retributivo, temendo un aumento della spesa pubblica per stipendi e compensi.

La sentenza del 28 luglio 2025 rappresenta un passo significativo nella lotta per l’indipendenza della magistratura in Italia e potrebbe avere ripercussioni importanti sulle future politiche retributive per i dipendenti pubblici. La Corte ha stabilito un precedente che potrebbe influenzare le decisioni legislative e la gestione delle finanze pubbliche nei prossimi anni.

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