Dazi: accordo Usa-Ue al 15%, analisi dei vincitori e dei perdenti

Lorenzo Di Bari

Luglio 28, 2025

L’accordo sui dazi tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea ha finalmente preso forma, segnando un momento significativo nelle relazioni commerciali transatlantiche. Il 15 gennaio 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ottenuto il consenso da parte dell’Unione Europea per l’imposizione di tariffe al 15% sui prodotti europei esportati negli USA. Questo sviluppo, pur essendo considerato un passo avanti rispetto a un’eventuale mancanza di accordo, solleva preoccupazioni riguardo alle sue implicazioni economiche e sociali.

Le conseguenze dell’accordo sui dazi

L’accordo, pur rappresentando una soluzione, presenta un lato problematico. Infatti, l’analisi obiettiva di questa situazione mette in evidenza che un ‘deal’ è preferibile a un ‘no deal’, ma le sue conseguenze potrebbero rivelarsi più gravi di quanto previsto. L’aumento dei costi per le imprese e l’innalzamento dei prezzi per i consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico sono solo alcune delle problematiche derivanti da questa intesa. L’approccio adottato da Trump, che si basa su una strategia di pressione e minacce, potrebbe instaurare un precedente preoccupante per le future negoziazioni commerciali.

Da un punto di vista statunitense, il negoziato sembra privo di una logica economica chiara, in quanto l’aumento dei dazi non produce un reale vantaggio economico. La strategia di alzare la posta in gioco e minacciare conseguenze severe in assenza di un accordo costringe l’Unione Europea a accettare condizioni sfavorevoli. Questo metodo, già utilizzato dal presidente in diverse occasioni, si fonda sulla forza e sulla capacità di dettare le regole del gioco.

Le valutazioni dell’Unione Europea

L’Unione Europea, rappresentata dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha dovuto affrontare una decisione difficile. La priorità è stata quella di evitare l’incertezza economica, optando per un accordo anche se considerato svantaggioso. La possibilità di una guerra commerciale aperta, che avrebbe avuto inizio il 1 agosto 2025, ha spinto i leader europei a limitare i danni piuttosto che a cercare una vittoria netta. Tuttavia, è evidente che l’Unione Europea non ha ottenuto un successo significativo, ma ha cercato di mitigare le conseguenze negative.

Analisi settoriale e impatti specifici

Per comprendere appieno le ripercussioni dell’accordo, è fondamentale esaminare i vari settori economici coinvolti. La tariffa al 15% sostituisce quelle precedentemente in vigore, ma con alcune eccezioni e margini di trattativa ancora da esplorare. Ad esempio, il settore dell’automotive beneficia di una riduzione dei dazi, passando dal 27,5% al 15%, mentre i settori dell'<strong'acciaio e dell’alluminio rimangono colpiti da tariffe elevate al 50%. La situazione è incerta per il settore farmaceutico, dove un’indagine sulla sicurezza nazionale potrebbe portare a nuovi dazi, mentre l’elettronica e i microprocessori presentano un impatto limitato per l’Europa.

Alcuni settori, come gli aerei e i componenti per aerei, i prodotti chimici e le materie prime rare, beneficiano di una politica di dazi zero, grazie a una strategia comune di contrasto alla Cina da parte di Stati Uniti e Unione Europea.

Impatto sui singoli Stati europei

Le prime analisi sulle conseguenze dell’accordo sui singoli Stati europei hanno suscitato dibattiti. Ogni Paese ha un peso diverso in base alla qualità e ai volumi delle esportazioni nazionali. L’Irlanda risulta essere il Paese più vulnerabile, seguita da Italia, Germania e Francia. Le preoccupazioni maggiori riguardano i posti di lavoro legati all’export e i settori più colpiti dai dazi statunitensi. Gli spazi di trattativa residui potrebbero generare ulteriori danni o, in un’ottica più ottimistica, apportare qualche aggiustamento favorevole.

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