Le prove strutturate:
punti deboli e punti forti di Roberta
Monaco (evidenziazioni e neretti non sono presenti nell'articolo
originale, la paragrafazione è stata modificata)
Se venisse chiesto a dei docenti di lingue: le prove strutturate, pour
ou contre ? I docenti sarebbero quasi tutti propensi a rispondere:
contro.
Acquisita ormai la rilevanza della valutazione sull'intera
attività didattica, negli ultimi tempi è aumentata l'attenzione sulle
prove cosiddette "oggettive" per il fatto di essere
"mezzi di verifica capaci di offrire alla valutazione stessa dati
certamente attendibili. Tanto più chiara, infatti, appare l'importanza
della valutazione, tanto più inadeguata risulta la maggior parte delle
tradizionali prove di verifica, tanto più evidente la loro scarsa
oggettività, la loro dubbia equità, la loro arbitrarietà,
talvolta." Così, negli ultimi tempi, come la maggior parte dei
percorsi formativi e concorsi (testi scolastici, ammissioni
all'università, prove di selezione, test di idoneità ecc.) lasciano
credere, le prove strutturate rispondono alla necessità di superare
l'inadeguatezza che una valutazione di tipo soggettivo richiede.
La
prova oggettiva, come è noto, è una prova costituita da uno stimolo
chiuso (non equivocabile da parte di chi è sottoposto alla prova) al
quale corrisponde una risposta altrettanto "chiusa",
rapportabile ad un modello di esattezza prestabilito e univoco, non
soggetto all'individualità dell' interpretazione o più in generale
all'arbitrarietà di chi corregge. I diversi tipi di prove strutturate,
data la loro diffusa presenza un po' ovunque, sono ormai noti a tutti,
si tratta di prove standard come:
- la domanda con diverse alternative di
risposte (che varia da due a cinque a seconda della difficoltà);
- il
completamento;
- l'istituzione di corrispondenze e connessioni tra serie
di affermazioni o dati;
- la compilazione di schemi;
- l'organizzazione
schematica di elementi, l'ordinamento di informazioni in base a criteri
dati (per esempio la collocazione di eventi su una linea del tempo), il
riordinamento di sequenze, ecc.
Tutte prove, queste, in cui è
contenuta, di fatto, non solo la domanda, ma anche la risposta corretta.
La difficoltà per l'organizzatore di tali prove consiste nel
predisporre già le risposte "criterio" o risposte previste,
che saranno poi conteggiate secondo criteri di misurazione
precedentemente stabiliti. Chi è sottoposto alla prova deve solo
compiere una scelta univoca e discreta, dando una risposta che non può
essere fraintesa, in quanto può soltanto o corrispondere esattamente o
non corrispondere affatto (perché errata o omessa) alla risposta
corretta predeterminata. Chi corregge ne registra la scelta, ne verifica
la rispondenza alla risposta corretta, attribuisce un punteggio (in base
alle risposte giuste, sbagliate o omesse), calcola il punteggio globale
della prova e lo riferisce (una volta fissato il livello standard di
accettabilità) al grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Ecco perché nella realtà,
nella pratica, questo tipo di prova sembra mantenere ciò che il suo
nome promette, ovvero stabilire preventivamente ed esattamente quale è
la risposta giusta ad una precisa domanda per eliminare interventi
soggettivi in fase di correzione; ecco perché si può fissare un
punteggio univoco, una soglia di sufficienza e una griglia di
corrispondenza punteggio-giudizio che riduca fortemente l'arbitrarietà
della valutazione. Inoltre, somministrare a tutti gli studenti la stessa
prova nelle identiche condizioni, assicura un grado di equità e
imparzialità maggiore rispetto alle prove tradizionali, non strutturate
o semistrutturate. A questi vantaggi ne vanno aggiunti altri, di
carattere più pratico ma non insignificante didatticamente: le prove
oggettive permettono di misurare l'apprendimento anche nelle materie tradizionalmente orali con la persistenza che solo una verifica scritta
può assicurare; i tempi di somministrazione, nonché i tempi di
correzione sono generalmente di molto inferiori a quelli medi richiesti
dalle prove tradizionali. Ad esempio per la correzione a mano libera si
possono predisporre schede di verifica compilate correttamente, si può
ricorrere alla correzione computerizzata (il lettore ottico ad esempio
nel caso di prove numericamente cospicue), all'autovalutazione in certi
casi dove il controllo pubblico e democratico influisce positivamente
sulla qualità dell'attività didattica.
Tuttavia nei confronti delle prove oggettive si registra anche una
certa diffidenza da parte degli insegnanti ed una sorta di
sottovalutazione da parte degli studenti.
Certo i
limiti intrinseci
di questo tipo di prova sono palesi: è molto più facile copiare una
prova strutturata che una prova tradizionale; la possibilità di
risposte casuali è da annoverare fra i rischi: tale casualità tuttavia
può essere diminuita attuando un sistema di penalizzazione delle
risposte sbagliate rispetto a quelle omesse (pur con complicazioni dei
calcoli del punteggio ed un persistente tasso di casualità). Entrambi
questi problemi si dovrebbero affrontare, al di là di interventi
preventivi e sanzionatori, nel quadro di un franco dialogo educativo,
che chiarisca le finalità della prova oggettiva, i criteri di
attribuzione dei punteggi e di calcolo del giudizio, la reale
utilizzazione dei dati raccolti. Una sorta di "contratto
formativo", un dialogo che , in definitiva, solleciti gli studenti
ad acquisire consapevolezza e responsabilità circa una fase del
percorso formativo spesso più subita che vissuta.
Infine, i problemi relativi alla formulazione dei
quesiti, che di
solito richiedono complicate procedure di controllo, una certa
ripetitività e meccanicità che sembrerebbe svilire la disciplina
interessata, svuotandola di qualsiasi problematicità. Anche a questo si
può rimediare attraverso una adeguata formazione specifica, le
indispensabili esperienze sul campo, l'applicazione di sistemi di
controllo già codificati e relativamente semplici, la collaborazione
tra docenti della stessa materia, la costituzione di
archivi e repertori
di banche dati e strumenti valutativi di indubbia utilità.
Tra i punti deboli di queste prove ancora si può annoverare
l'impossibilità di verificare a un tempo tutte le competenze e le
abilità previste da una determinata materia; l'astrattezza della prova,
che talora non permette di accertare la capacità dello studente di
risolvere casi pratici; la tendenza a misurare l'apprendimento
"medio", a livellare in un certo qual modo i risultati, (non
potendo registrare né prestazioni superiori a quelle massime né
prestazioni inferiori a quelle minime previste dalla prova stessa;
l'"ottusità", che esclude dalla rilevazione alcune competenze
intellettuali superiori, come la capacità di analisi e di sintesi,
l'originalità nella soluzione di problemi nuovi, l'uso creativo del
linguaggio e delle conoscenze e via di seguito.
A questo, se pensiamo all'importanza ed al valore educativo della
interazione docente/discente si potrebbe aggiungere la freddezza, prezzo
dell'oggettività, che "non solo burocratizza la valutazione ma
disumanizza l'azione didattica e ne inibisce l'aspetto creativo e
umano".
In realtà si potrebbe trattare di falsi problemi: in primis, è
ovvio che la creatività didattica si esercita in circostanze assai
diverse dal reperimento di dati per la valutazione. Inoltre la presunta
insufficienza della prova oggettiva non può essere superata ma solo
"registrata", per il semplice fatto che l'incapacità di
accertare più abilità richieste dalla disciplina, di riscontrare
"picchi" nelle prestazioni, di attestare l'eccellenza e di
misurare i processi intellettuali superiori "non è un difetto
della prova stessa, bensì un suo tratto specifico e distintivo".
Infatti la prova oggettiva , di per sé, non è uno strumento adatto a
queste funzioni e deve pertanto essere integrata o sostituita, quando
sia necessario, da mezzi di verifica e procedure di valutazioni
differenti, per rilevare appunto quelle competenze e abilità che
sfuggono alla valutazione per mezzo delle prove oggettive. Ogni docente,
d'altra parte, dovrebbe sapere che non esiste una prova capace, da sola,
di fornire dati valutativi attendibili su tutte le competenze, tutte le
capacità e tutte le conoscenze relative a una certa disciplina o a una
certa unità di apprendimento, e per questo seleziona, per ogni
obiettivo, un "peculiare strumento di verifica" coerente con
quell'obiettivo. Ad esempio se si vuole testare la conoscenza della
microlingua (scientifico-professionale), (1)
si potrebbe sottoporre un esercizio di analisi grammaticale, certo, si
potrebbero veicolare contenuti settoriali e - quindi di un ambito
specifico - in frasi grammaticalmente corrette, per far riflettere sul
soggetto (ad esempio la lingua del diritto) e sull'oggetto (la lingua
straniera usata), ma in realtà prove più idonee sarebbero le
traduzioni specialistiche, la lettura guidata (mirante allo sviluppo di
abilità nella comprensione scritta) di testi afferenti all'area in cui
ci si vuole specializzare (giuridico, economico, letterario, turistico,
scientifico ecc.).
E' quindi fondamentale determinare preventivamente l'oggetto
-
l'obiettivo o il segmento di apprendimento - della
verifica: solo in
seguito si potrà stabilire se la prova strutturata è il mezzo adatto o
se siano preferibili prove semistrutturate, le quali consentono di
verificare con un buon grado di oggettività anche i livelli e gli
obiettivi più alti, o comunque, prove di altro genere, di cui si dovrà
tener presente tuttavia il diverso grado di oggettività. In questo
modo, la prova oggettiva potrebbe anche arricchire proficuamente, grazie
al suo rigore strutturale e alla sua flessibilità di impiego, il
repertorio di strumenti e mezzi di valutazione di noi insegnanti capaci
di riportare la lingua a quella dimensione comunicativa, interazionale,
tipicamente umana che la contraddistingue.
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(1) termine con il quale si definisce la varietà
di lingua che gli specialisti di un dato settore scientifico o
professionale usano, sia per ottenere il massimo di chiarezza, che per
permettere a chi la usa appropriatamente di essere identificato come
membro del gruppo scientifico-professionale che condivide una
microlingua e quindi uno stile.
Roberta MONACO
è docente di lingua francese titolare presso l'Istituto Tecnico
Commerciale "D.Romanazzi" di Bari,
Supervisore del Tirocinio presso la SSIS Puglia
e docente a contratto di lingua francese presso la Facoltà di
Giurisprudenza dell'Università di Bari.
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