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Dove Andremo? 

(di Roberto Bergonzini) http://www.scuolesenzafrontiere.org/modelli/IAISI/tabid/152/Default.aspx

Le esperienze che viviamo plasmano le nostre menti, il modo di pensare, di vedere e sentire. Sono convinto che i modelli che la scuola ci propone condizioneranno il nostro futuro. È probabile che uno studente bravo, diligente e preparato, riceva grande gratificazione dalla sua positiva esperienza scolastica. I modelli che gli vengono proposti acquisiranno un posto importante nel proprio modo di vedere e intendere l’apprendimento. Non è poi così distante dalla realtà pensare che a intraprendere la carriera di insegnante sia un bravo/a studente/ssa. E forse questo futuro docente proporrà, con tutte le possibili modifiche e varianti, lo stesso modello che lo ha portato al successo scolastico e che gli ha dato tante soddisfazioni".

Questi studenti (futuri docenti) però seguono corsi di studi privi di qualsiasi microscopica riflessione su come si costruisce conoscenza (finalmente però, pare che su questo aspetto si stia intervenendo in modo adeguato). Ovvia deduzione, visto che i docenti di questi ultimi "si sono fatti" nella stessa scuola e con gli stessi sistemi ... Si innesca così un meccanismo infernale che agisce da potente volano mantenendo in vita lo stesso modello culturale chissà da quanto tempo. Geneticamente perfetto! Ecco le caratteristiche salienti:

  • perpetrazione di un abito mentale da "secchio da riempire"
  • assenza di conoscenze relative ai meccanismi che governano l’apprendimento di un individuo
  • tendenza degli operatori a semplificarsi la vita: è più facile proporre ciò che si è già visto e fatto
  • mancanza totale di mezzi e strumenti per valutare e giudicare il metodo di insegnamento adottato
  • unidirezionalità dell’esperienza scolastica: i docenti scelgono la loro proposta (metodologica) gli alunni la subiscono.
  • centralità della valutazione dello studente con fini squisitamente classificatori
  • assenza totale di metodi per misurare il processo educativo utilizzato
  • mancanza assoluta di una riflessione autocritica di fronte all’insuccesso dello studente
  • centralità nella valutazione del sapere quindi adattamento del processo educativo sul piano del "sa o non sa"
  • esclusione della cultura del "saper fare" e "operare per problemi"
  • enfatizzazione eccessiva e fanatica da parte degli 'esperti' della centralità della valutazione che contribuisce a perpetrare una scuola comunque selettiva
  • politica da parte dei Ministeri di questi ultimi decenni che distrae i docenti dalle problematiche fondamentali dell’insegnamento (come si apprende, come si fa a fare apprendere) per concentrare i loro sforzi su scartoffie, modelli cartacei, Quadri, Schede, Registri... Solo Carta e parole che tappano la bocca a qualsiasi respiro di innovazione culturale e pedagogica
  • Insuccessi generali della scuola con conseguente spinta alla conservazione in ricordo di tempi "migliori" (???)

E' qui che siamo e lì, cioè qui, molto probabilmente andremo.

Gulp! Allora come è possibile uscirne? Difficile, molto molto difficile! Io non ne ho la più pallida idea. Mi piacerebbe averne una da raccontarvi. Niente, assolutamente nulla. Forse si farebbe prima sfasciando tutto … e' PROPRIO VERO, Il meccanismo è tanto infernale quanto geneticamente perfetto. A proposito, io sono un mutante. ... Tanto per chiarire.

 

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