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CONFRONTO TRA DUE MODI
DIVERSI DI FARE SCUOLA
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SEGUENDO IL PROGRAMMA
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PROGRAMMANDO
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1. L'insegnante opera
in modo prettamente
individualistico e privatistico.
Di
conseguenza anche il consiglio di classe
si svuota di ogni
significato, riducendosi ad
un sommario ed approssimativo
scambio
d'informazioni
che vanno più o
meno bene
nelle singole discipline.
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1. L'insegnante entra in rapporto dialettico con tutti
gli altri operatori
scolastici. Nel consiglio
di classe si
provvede all'elaborazione delle
linee principali che caratterizzano
la programmazione: precisazione degli obbiettivi,
conoscenza degli alunni, determinazione
e valutazione degli itinerari
didattici conseguenti.
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2. L'insegnante pianifica
il lavoro di un
anno secondo schemi fissi, tramandati da
un anno all'altro.
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2. L'insegnante opera su
moduli temporali brevi
e
su obbiettivi circoscritti
e verificabili,
procedendo ad un continuo aggiustamento
delle
scelte compiute.
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3. ll “fare scuola” si fonda sugli
argomenti
(avendo cura di non “saltarne” nessuno) e
sui metodi
nozionistici prescritti dal
programma.
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3. Il “fare scuola” si
fonda sugli obbiettivi.
Argomenti e metodi
(attivi) sono mezzi o
strumenti
per conseguire quelli.
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4. La rigida e predeterminata divisione del
conoscere
per “materie”
osteggia
l'interdisciplinarità.
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4. L'accostamento
problematico al conoscere,
e di conseguenza la ricerca,
sollecita
l'interdisciplinarità.
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5.
L'alunno è giudicato
da ciascun
insegnante in modo arbitrario e soggettivo
e
il voto è meramente selettivo, senza
svolgere alcuna azione
orientativa ed
educativa.
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5. La valutazione è un fatto
comunitario, si fonda
sul rilevamento
esatto delle situazioni, aiuta
l'alunno
a prendere coscienza del modo
in cui
lavora e funge da sistema di verifica
dell'attività
scolastica, suggerendo revisioni
e modifiche.
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6. L'insegnante è
concepito come
trasmettitore di un sapere già definito.
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6. E' valorizzata la competenza
“culturale-
professionale”
dell'insegnante.
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