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Dalla Premessa al PSTD
del Liceo Scientifico di Stato "A. Tassoni" di
MODENA , Azioni 1A e 1B
(di Stefano Maria Demuro
)
Il PSTD
(Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche) del
M.P.I. ha dato, senza dubbio, un forte
impulso all'innovazione tecnologico-didattica nel nostro
paese e tuttora costituisce una grande occasione
da non sprecare per un cambiamento visibile nel nostro
sistema educativo. Ma, a scanso di ogni equivoco, diciamo
subito che da sola l'introduzione delle tecnologie nella
scuola non basta a garantire un reale cambiamento
qualitativo dell'apprendimento scolastico.
In occasione di un convegno su Lavvento della
multimedialità nella scuola: competenze, ruoli ed
infrastrutture necessarie per avvalersi veramente delle
Nuove Tecnologie, tenutosi a Venezia nel dicembre '97,
Antonio Calvani (Dipartimento di Scienze dellEducazione,
Università degli Studi di Firenze) scrive:
"
alcuni elementi di base, che emergono
pressoché da tutte le esperienze internazionali,
dovrebbero essere tenuti in massima considerazione in
ogni intervento di politica dellinnovazione
tecnologica:
- Linnovazione tecnologico-didattica non investe
solo componenti tecnologiche ma anche cognitive ed
emotive (ansia, problemi di status..).
- Lintroduzione "selvaggia" di tecnologie
può avere effetti controproducenti; fondamentale è la
giusta
integrazione di competenze tecnologiche e
consapevolezza metodologica
- Il passaggio dalla formazione alla "messa a regime"
richiede interventi ricorrenti per periodi lunghi (3-4
anni almeno..)
- Solo una percentuale limitata di docenti arriva ad una
padronanza completa dellinnovazione
- I fattori cruciali per accrescere linnovazione
tecnologico-didattica appaiono essenzialmente due:
a) lassistenza tecnica fornita nel corso dellesecuzione
in
modo sistematico
b) la facilitazione amministrativa (regolamenti, appoggio
dei capi distituto ecc..).
Un difetto ricorrente è la predominante convinzione dellistituzione
che sia sufficiente "attivare" il processo,
ottenere ladesione perché linnovazione si
attui.
Si pensa che il fatto di accettare lattuazione
produca lesecuzione. Molte ricerche vengono "accettate"
formalmente ma messe in pratica in modo molto parziale,
anche perché alle prime difficoltà non intervengono i
necessari supporti che permettono di aggirare gli
ostacoli.
Circa il comportamento degli insegnanti questi avvertono
pesantemente la difficoltà delle prime fasi, in
particolare la sensazione di lavorare alla giornata non
vedendo chiari punti di arrivo, la preoccupazione di non
poter far andare linnovazione come la si vede nei
modelli, di aver bisogno di più tempo, la preoccupazione
di dover fare sacrifici in parti rilevanti del programma.
Alcune di queste reazioni sono, per così dire "fisiologiche"
[
] comunque, è un dato ricorrente la necessità di
un sostegno continuato per tutto il passaggio dalla fase
di formazione a quella di sperimentazione e della "messa
a regime": circa tale sostegno gli insegnanti
preferiscono che venga da altri insegnanti, come risulta
anche dai dati raccolti presso la Direzione Scuola Media".
Molte sono le cose da fare per ciò
che concerne l'attuazione nella scuola della
multimedialità, la quale, pur essendo il
vessillo delle NTD, dopo quasi dieci anni di vita, permane
assolutamente non sfruttata nelle sue potenzialità.
Peraltro, proprio nel momento in cui si pone il problema
di prodotti e mezzi alternativi, in molti docenti, spesso
proprio quelli che hanno un bagaglio culturale ed
epistemologico più solido, cè una resistenza
generazionale che tocca esattamente alla stessa maniera i
due campi: quello documentario (il docente è autoreferenziale) e quello delle nuove tecnologie, spesso
svilito, agli occhi di chi è stato formato con
particolare rigore alla "cultura del libro", da
realizzazioni ancora modeste ( fino a ieri), non
competitive con la forte strutturazione interna e la
tecnologia consolidata del mezzo cartaceo.
Per esempio, la produzione autonoma di ipertesti (
peraltro non disdicevole di per sé) è stata spesso
perseguita in modo dispersivo e, magari, nella ingenua
convinzione che sia sufficiente " fare un ipertesto
in classe" per sviluppare negli alunni il pensiero
associativo, divergente, reticolare, ecc.
La strada da percorrere,
certo non facile, deve essere quella di una felice
integrazione tra vecchie e nuove tecnologie e della
creazione di nuovi ambienti di apprendimento con risorse
integrate, atti a consentire apprendimenti centrati il più
possibile sul discente, che privilegiano il processo di
apprendimento (oltre al suo prodotto ) e che siano capaci
di espandersi e di sopravvivere nel tempo, radicandosi
altresì nella comunità scolastica.
Qui entra in ballo il discorso, alquanto trascurato,
sulle reti telematiche interne ( LAN o Intranet )
e sulle possibilità che esse offrono alle scuole per la
razionalizzazione e lo scambio delle informazioni interne
alla scuola sia per la didattica che per l'accrescimento
della visibilità dei gruppi di lavoro ( organi
collegiali, documenti delle commissioni, bacheche
elettroniche, servizi di posta per docenti e studenti,
accesso ai documenti pubblici della segreteria anche
"da casa", ecc..).
Un altro punto che merita
maggior riflessione è la stessa disposizione
logistica dell'hardware. Resiste ancora il
vecchio concetto dell' "aula informatica",
mentre, nel contempo, le scuole che hanno maturato una
certa esperienza e consapevolezza sul campo si stanno
ormai orientando ad investire con decisione nel cablaggio
della scuola, realizzando quindi un sistema
disseminato di postazioni e/o di prese telematiche nelle
aule, piuttosto che aggiungere semplicemente altre aule
informatiche prive di rete.
Nell'ambito, poi, della formazione,
sarebbe auspicabile la consociazione tra scuole in
iniziative unitarie che realizzino reciproca assistenza,
corsi di formazione in collaborazione, scambio di esperti
nonché di informazioni, ecc., al fine di scongiurare l'estinzione
prematura dell'innovazione tecnologica, che tende a
verificarsi allorché essa è vissuta in condizione di
isolamento. Soprattutto è da evitare che tutta la
formazione si risolva in iniziative, seppur encomiabili,
che non vadano oltre l'offerta ( da parte di
Provveditorati, Scuole e altre istituzioni) di un corso
di alfabetizzazione/familiarizzazione alle NTD, senza che
venga, invece, coadiuvato e seguito un intero processo
che vada dalla formazione alla sperimentazione, fino alla
routine della messa a regime delle innovazioni
tecnologiche.
È vero anche che si parla molto,
recentemente, di "reti di scuole": "rete",
"condivisione", "cooperazione", dice
sempre il già citato Antonio Calvani in un convegno,
stavolta a Firenze nell'ottobre '98, sono sulla bocca di
tutti. Ma che cosa significa essere in rete tra scuole?
Spesso ,al di sotto delle parole troviamo scuole che
esibiscono i loro trofei sotto forma di statiche e banali
pagine web sulla loro scuola. Ecco un'altra delle
insignificanti manie dei nostri giorni."
Insomma, l'introduzione delle NTD nella
scuola deve essere sempre accompagnata da una continua
vigilanza critica e dalla consapevolezza sul
"dove, come e quando" esse devono essere
strategicamente situate in un processo didattico. Lo
sviluppo di una cultura tecnologica deve necessariamente
passare dal rispetto della natura vera delle
nuove tecnologie, cercando sempre di utilizzare
il loro potenziale strategico e il loro autentico
valore aggiunto rispetto ai media tradizionali.
Modena, settembre '99
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