Il ruolo del
computer nell'insegnamento della lingua straniera
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Testo: Daniela Ianni
mailto: DanielaI@Docenti.org
Quando pensiamo
all’insegnamento dell’inglese col computer, immediatamente immaginiamo
sofisticati laboratori linguistici, cuffie, software specializzato e cose del
genere. No, non è questo che mi interessa. Il computer ha cominciato ad
interessarmi veramente quando il suo ruolo nella didattica è cambiato. Nella
storia del CALL (Computer Assisted Language Learning) il computer ha assunto
diversi ruoli seguendo le trasformazioni sia tecnologiche sia metodologiche di
questi ultimi decenni.
Anni ‘60-’70
Il computer è usato come tutor, dispensatore di esercizi a ripetizione,
come "macchina che conosce la risposta giusta", strumento
infaticabile e onnisciente, capace di proporre e riproporre esercizi e
spiegazioni infinite volte, di valutare immediatamente la correttezza delle
risposte date dallo studente e di correggerlo. Il fine di questo tipo di uso è
l’acquisizione sicura delle strutture linguistiche secondo il modello
comportamentista del metodo strutturale predominante in questo periodo
nell’insegnamento delle lingue straniere. Il software utilizzato è costituito
da programmi appositamente costruiti per fini didattici.
Anni ’80
Esplode l’era dell’approccio comunicativo nell’insegnamento delle lingue e del
microcomputer nel campo dell’elettronica. Nasce il communicative CALL: se la
lingua è comunicazione, lo studente deve essere attivo, operare delle scelte,
produrre lingua in contesti comunicativi, piuttosto che manipolare lingua
preconfezionata da ripetere e memorizzare; deve poter interagire con una
macchina che sia flessibile rispetto ad una varietà di possibili reazioni e
risposte.
Il computer è contemporaneamente tutor e
tool, uno strumento che guida lo studente dandogli però maggiore
possibilità di scelta, controllo e interazione. Il fine è migliorare la
padronanza linguistico-comunicativa (comprendere, produrre e ricostruire
testi). Il software usato non è solo di tipo didattico, ma anche programmi di
videoscrittura, dizionari, giochi linguistici vengono utilizzati per scopi
didattici.
Fin qui il computer non porta nella
didattica nessuna rilevante novità, se non una maggiore efficienza e
"produttività" di procedure, tecniche, attività ed esercizi
normalmente presentati dall’insegnante, che il computer rende molto più veloci
ed efficaci. La macchina in sé, però, costituisce una novità, un cambiamento
nella routine della vita scolastica e quindi una spinta alla motivazione degli
studenti.
Niente di più: il computer sostituisce a volte l’insegnante, velocizza alcuni
processi, costituisce una varietà nel normale svolgimento delle lezioni. Troppo
poco per la complessità di abilità, strategie e competenze da mettere in moto
nel processo di apprendimento linguistico!
Anni ’90
Due innovazioni tecnologiche, il computer multimediale e Internet, cambiano
completamente il ruolo del computer rendendolo un alleato formidabile
dell’insegnante di lingue straniere, soprattutto di lingua inglese, la lingua
della comunicazione globale on-line. Il computer è ora un potente mezzo
di comunicazione, uno strumento da usare per trovare informazioni remote e
distribuite su ogni tema, per mandare e ricevere messaggi, scritti e orali.
Insomma inglese + Internet = comunicazione reale in classe con tutto il
mondo, e non più solo il realismo ricostruito in classe nelle attività
comunicative simulate nei role plays, nel "facciamo finta che …..".
Paradossalmente nella comunicazione on-line
tutto è reale, anche se virtuale: la diversa tipologia di canali di
comunicazione (scrittura, grafica, suono, immagini in movimento), la
possibilità di integrazione delle abilità linguistiche in tutte le possibili
combinazioni (lettura e scrittura, ascolto e scrittura, ascolto e parlato,
ecc.), la possibilità di interagire con persone, organizzazioni, associazioni,
aziende, con il mondo intero attraverso un mezzo di comunicazione dove c’è una
andata e un ritorno, feedback continuo, possibilità di scegliere percorsi,
stimoli e risposte a domande individuali o di gruppo, dove è possibile porre
domande. Non sono queste le caratteristiche degli scambi comunicativi che cerchiamo
di riprodurre in classe nell’insegnamento delle lingue? "Choice,
information gap, feedback" queste le caratteristiche canoniche di uno
scambio comunicativo, quelle che con difficoltà riusciamo a riprodurre nelle
nostre continue simulazioni a scuola quando insegniamo una lingua straniera,
dove manca però l’elemento essenziale: la necessità di comunicare utilizzando
un codice diverso da quello naturale, cioè la motivazione vera della
comunicazione, che parte dal bisogno di comunicare. Ecco, Internet con tutti i
suoi servizi e le sue potenzialità può offrire un ambiente reale, anche se
virtuale, in cui è possibile rendere vero questo bisogno di comunicare
utilizzando una lingua diversa dalla propria.
È quello che sto sperimentando da qualche
anno nelle mie classi, ed è l’unica ragione perché ho imparato qualcosa sui
computer.
Ma quale insegnante sa riconoscere e
sfruttare queste potenzialità legate alla possibilità di produrre un ambiente
che faciliti e moltiplichi le occasioni di comunicare?
Anche in questo caso, se andiamo ad
analizzare bene, l'uso del computer in sè non porta innovazione didattica,
"semplicemente" ottimizza tecniche e procedure che potevano essere
effettuate anche senza un supporto tecnologico. Velocizza i percorsi, rende più
facile la realizzazione di progetti, fornisce una grande quantità di risorse su
cui lavorare, accorcia le distanze, favorisce il lavoro collaborativo dentro e
fuori la classe. Tutto vero. Ma il punto è sempre lo stesso: l'insegnante che
decide di sfruttare tali potenzialità del computer come mezzo di comunicazione
fa innovazione, nel senso che produce un insegnamento più coinvolgente ed
efficace, perché ha già fatto in precedenza la scelta di individuare come
finalità ultima del suo lavoro la comunicazione in lingua straniera, e fa del
computer "semplicemente" lo strumento ideale per realizzarla. È
sempre una questione di scelta metodologica, direi quasi filosofica, la scelta
degli strumenti è solo una conseguenza.
L'uso del computer in classe insomma non è
mai una innovazione di per sé, se si esclude l'elemento iniziale della novità.
Si può usare il computer e seguire un metodo del tutto tradizionale e per
niente innovativo (tradurre col computer, fare esclusivamente esercizi di
grammatica col computer, copiare testi col computer e limitarsi a farne la
correzione ortografica, seguire pedissequamente un corso di lingua su CDROM
riproducendo esattamente lo stesso tipo di lezione che si poteva fare
tranquillamente in classe magari col supporto di un videoregistratore, ecc.).
Avremo dei risultati, certamente, perché tutto sarà più veloce, efficace e
produttivo, grazie alla instancabilità e alle capacità della macchina, ma non
avremo prodotto nessun cambiamento di mentalità nei nostri studenti rispetto
alla disciplina che insegniamo, che non è un contenuto, ma un altro codice per
interpretare la realtà che ci circonda; né avremo dato loro la consapevolezza
delle vere potenzialità delle macchine che hanno usato. Si tratterà di un
ennesima preparazione "scolastica" stavolta doppia, di lingua e
computer.
Al contrario si può introdurre ogni tanto
l'uso del computer pensando solo per questo di aver aggiornato il proprio modo
di insegnare: portare ogni tanto i ragazzi a "navigare" in aula
multimediale, iniziare attività di email con altre scuole e poi abbandonare i
ragazzi a se stessi perché ci sono cose ben più importanti da fare per
"finire il programma", progettare la produzione di ipertesti pensando
che sia solo una questione da risolvere davanti al computer , e poi non
concluderne nemmeno uno, così, come viene, perché tutto ciò è moderno e piace
tanto ai ragazzi; senza però riconsiderare il proprio lavoro, senza mettersi
minimamente in discussione, e senza inserire il tutto in modo organico nella
propria programmazione. Semplicemente un di più, da fare in modo estemporaneo
quando i ragazzi (e l'insegnante) sono stanchi di fare le "cose
serie", quelle che stanno nel programma. Quindi le nuove tecnologie viste
come una specie di Luna Park per intrattenere, in modo educativo s'intende,
studenti e alunni nelle pause tra un lavoro "serio" e l'altro.
Comportamento molto negativo questo, perché da una parte non cambia
l'atteggiamento dell'alunno verso la disciplina, dall'altra presenta il
computer solo ed esclusivamente come strumento ludico, e non come strumento per
realizzare e pubblicare produzioni proprie, sviluppare la creatività, studiare
e comunicare.
Insomma, introdurre il computer nella
didattica non è mai di per sé una rivoluzione; innovativi, coerenti e
consapevoli devono essere la metodologia e l'approccio all'interno del quale si
sceglie di lavorare.
La vera rivoluzione nell'insegnamento delle lingue straniere ancora sta nella
scelta dell'approccio comunicativo, che non riesce a dare i frutti sperati in
termini di livello di padronanza linguistico-comunicativa dei nostri alunni
alla fine del percorso scolastico, per il semplice fatto che moltissimi
insegnanti, pur adoperando testi e sussidi più o meno tecnologicamente
avanzati, continuano ad insegnare come nella "migliore" tradizione:
regola, esercizi, traduzione, in barba a ricerche, documenti europei, piani
nazionali di aggiornamento e progetti lingue 2000 vari.
Né, d'altra parte, chi in alto loco si occupa
dell'introduzione delle NT nella scuola sembra preoccuparsi più di tanto del
problema: "Che fare dei computer distribuiti in grande quantità e con
grande impiego di risorse finanziarie attraverso il Programma di Sviluppo delle
Nuove Tecnologie". Voglio dire: come organizzare i laboratori, come
curarne la manutenzione, come pianificare l'accesso da parte di alunni e
insegnanti, anche come luoghi di autoapprendimento o di apprendimento a
distanza (peraltro unica vera peculiarità del computer multimediale nella
didattica), come aggiornarne la dotazione, come diffondere informazioni
sull'uso delle nuove tecnologie nella didattica delle varie discipline, come
aggiornare continuamente gli insegnanti, perché questo è un campo in continua
evoluzione e non basta un aggiornamento una tantum di 30-40 ore per tutta la
vita.
Benissimo quindi la dotazione alle scuole
delle macchine necessarie a promuovere l'uso delle nuove tecnologie nella
didattica; benissimo la fase dei pionieri, che si sono lanciati anima e corpo a
sperimentare e realizzare progetti spesso bellissimi ed estremamente innovativi,
e straordinari dal punto di vista didattico. Ma ora è tempo di far diventare
normale ciò che sembra ancora straordinario. Il computer è una cosa
"normale", anche se "diversa", come diceva Nanni Moretti in
un suo famoso film a proposito di un'altra "cosa". Normale perché è
nella case (quasi sempre), è strumento di lavoro (sempre), ed è perfino nelle
scuole. Non è più la sua presenza la cosa straordinaria. Ora, nelle scuole, può
apparire straordinario che sia usato in modo didatticamente appropriato. Ora,
nelle scuole, si deve seriamente pensare alle risorse umane e professionali che
servono a rendere valido e didatticamente appropriato l'uso delle macchine.
Si può pensare ad un laboratorio multimediale
frequentato da decine di classi ogni settimana senza la presenza di una unità
di personale che abbia la funzione di supportare il lavoro del docente,
motivato si, ma spesso non preparato nell'uso di hardware e software? Oppure si
deve limitare l'accesso ai soli docenti in grado di fronteggiare ogni situazione
e ogni emergenza? Ed è ben noto che, davanti a una macchina che non va o a una
attività che si interrompe per problemi "tecnici", la motivazione
dello studente e il grado di considerazione verso l'efficienza dell'istituzione
crollano drammaticamente.
Un altro problema: a chi assegnare la
gestione e la manutenzione dei laboratori multimediali? E che significa gestire
un laboratorio multimediale: dare supporto tecnico o didattico, o tutti e due?
Serve solo l'esperto che sappia far funzionare una stampante oppure chi sa
valutare e consigliare risorse in rete o software per risolvere un problema
relativo al progetto da portare avanti? Serve l'ennesimo corso di
alfabetizzazione informatica, o chi è in grado di selezionare e presentare idee
ed esperienze di attività didattiche da realizzare con il supporto delle nuove
tecnologie e dare così la motivazione ad imparare ad usare le attrezzature e i
programmi necessari? E chi può essere considerato esperto di computer nella
scuola, quello che sa montare e smontare l'hardware o chi sa costruire percorsi
ed occasioni di insegnamento-apprendimento con il computer? I laboratori
multimediali possono continuare ad essere gestiti (tecnicamente e
didatticamente) nei ritagli di tempo da insegnanti o tecnici di buona volontà
o, nella migliore delle ipotesi, da docenti con Funzione Obiettivo per un
numero assai esiguo di ore la settimana?
Sarebbe ora di considerare il programma di
sviluppo delle NT come non completato con la distribuzione dei computer, ma con
l'individuazione di figure di esperti, dal punto di vista sia tecnico sia
didattico, che rendano operativo il programma con l'uso effettivo e
professionale delle costose dotazioni multimediali delle scuole da parte della
maggior parte dei docenti. Non vale il numero di coloro che dichiarano di aver
frequentato i corsi dell'1b o di altri corsi di aggiornamento sull'uso del
computer, vale il numero di chi usa il computer come strumento didattico
regolarmente nel proprio insegnamento, e questo secondo numero è molto, molto più
piccolo rispetto al primo.
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