Documenti di riflessione

 

CABLATE  FRATRES  ( di A. CANDELI )

 

Da qualche anno, sempre più scuole si sono dotate di laboratori informatici bene attrezzati e, meno spesso, ben gestiti. Pochi insegnanti e pochissimi assistenti hanno contribuito a mantenerli vivi e attivi e sono in grado di coinvolgere nell'attività di laboratorio anche le loro classi. L'ampia produzione di buoni ipertesti, ad esempio, resta a testimoniare un buon uso delle attrezzature e ha veramente introdotto cambiamenti significativi nell'esperienza scolastica di docenti e studenti.

 

Il fenomeno è lodevole e merita il più ampio riconoscimento e deve ampliarsi, tuttavia è innegabile che la gran parte dei docenti è rimasta pressoché estranea a questi cambiamenti e non sarà certo il solo potenziamento dei laboratori o la loro moltiplicazione a scuoterli da questa estraneità. Uscire dalla propria aula e portare gli studenti nel laboratorio d'informatica è un'esperienza che molti docenti considerano come estranea ai loro doveri e percepiscono con un certo timore anche se riconoscono che l'uso dei computer potrebbe introdurre elementi didatticamente interessanti e positivi.

 

Che cosa fare, allora, per coinvolgere la grande maggioranza dei refrattari? Certamente non bastano circolari esortative, né altri "corsi di alfabetizzazione informatica" né l'apertura di un secondo o di un terzo laboratorio informatico. Se si vuole sperare di passare da un coinvolgimento attivo di un docente su mille a quello di uno su cento e, gradualmente, ad un numero sempre maggiore, è necessario muoversi in una direzione nuova.

 

Bisogna integrare maggiormente il computer nella normale attività quotidiana che si svolge pur sempre nelle normali aule con una normale classe: gli scolari seduti nei loro abituali banchi e l'insegnante dietro la sua cattedra. E' necessario che il contesto abituale e rassicurante resti il più possibile immutato. Negli ultimi tempi ci sono stati anche troppi cambiamenti percepiti come discutibili se non dannosi e gli ottimisti pensano che il peggio debba ancora arrivare.